Super stipendi dei medici delle cooperative: oltre 1500 euro al giorno

Al via le ispezioni dei Nas sulle imprese che vincono gli appalti negli ospedali. Interviene anche l’Anticorruzione: turni di 36 ore e gare non trasparenti

Super stipendi dei medici delle cooperative: oltre 1500 euro al giorno
di Valentina Errante
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Domenica 27 Novembre 2022, 00:22

 Da un lato il Nas, che è partito con le ispezioni, dall’altro l’Autorità Anticorruzione, che ha sollecitato un urgente intervento del governo. Sono scesi in campo, perché il fenomeno dilagante dei “medici a gettone” sta assumendo proporzioni preoccupanti e pericolose. Una legge che disciplini ”l’esternalizzazione” delle professioni, innanzitutto nei reparti di Pronto soccorso, poi in Rianimazione e in Pediatria, da parte degli ospedali non c’è, e così, per far fronte ai vuoti di organico, le aziende sanitarie si rivolgono a cooperative specializzate che offrono “medici free lance”. Alcune volte le società garantiscono ai professionisti anche l’alloggio, oltre a una retribuzione che oscilla tra i 120 e i 150 euro all’ora. Ossia circa 1.500 euro per un turno di 12 ore, anche doppiabili di seguito, in ospedali diversi proprio perché non ci sono regole. Fino ad arrivare a 36 ore di fila. I dirigenti medici strutturati negli ospedali, invece, hanno uno stipendio che oscilla tra i 2.400 e i 2.600 euro al mese. E così non soltanto i dipendenti delle strutture sanitarie cominciano a licenziarsi, perché è più conveniente lavorare a ore in un pronto soccorso dove si occuperanno solo di codici bianchi e gialli, ma i concorsi vanno deserti. È accaduto in Piemonte, Veneto e anche in Calabria. Da Nord a Sud. Uno dei nodi riguarda anche le gare con “Un artificioso frazionamento degli affidamenti”, al quale “parteciperebbero un numero ridotto di operatori economici”. come sottolinea Anac. 

LE ISPEZIONI

I Nuclei antisofisticazione e sanità dei carabinieri hanno avviato le ispezioni in tutt’Italia, per verificare con quali modalità gli ospedali abbiano assegnato gli appalti alle coop, i pagamenti, i servizi effettivamente svolti e la regolarità delle prestazioni, a partire da turni ripetuti dei medici. Il dossier verrà inviato al ministero della salute e in caso di irregolarità i dati saranno trasmessi alle procure. 

ANAC

Lo scorso 16 novembre anche l’Autorità Anticorruzione è intervenuta, chiedendo al ministero della Salute e a quello delle Finanze interventi urgenti. Una nota, firmata dal presidente Giuseppe Busia che ha sottolineato “Per garantire il funzionamento dei servizi ospedalieri, le Asl devono rivolgersi alle cooperative private assumendo “medici a giornata”. Non esiste, però, alcun quadro normativo certo, che possa indicare come procedere con tali assunzioni “a ore”, con quali limiti, entro quali prezzi, con che tipo di durata giornaliera.

LE CRITICITÀ

Proprio Busia ha sottolineato che sono diversi i profili in gioco: “L’elevato costo dei servizi; l’inadeguatezza del servizio offerto; la scarsa affidabilità del servizio (pensiamo alla lucidità di un medico dopo 36 ore filate di servizio); il far west dei contratti, di durata breve con elusione di qualsiasi principio di programmazione e concorrenza”. 

Regioni senza medici, li cercano in Sudamerica. La Calabria ha già iniziato ad assumere dottori cubani

I CONTRATTI

Nella nota ai ministeri si sottolinea che Anac non può intervenire sulla questione perché non esistono limiti imposti dal ministero della Salute. “Da una prima analisi degli affidamenti esaminati - sottolinea l’Autoritù - l’elevato costo dei servizi e la non sempre adeguata qualità degli stessi apparirebbero riconducibili anche ad una generalizzata carenza di idonea programmazione degli affidamenti, con il rischio di un artificioso frazionamento degli stessi e la conseguente elusione dell’obbligo di evidenza pubblica. Emergerebbero, inoltre, una stima non trasparente della base d’asta, con il rischio di sostenere costi elevati per la prestazione ricevuta; una non corretta individuazione dei fabbisogni, che può portare a selezionare personale non adeguatamente qualificato per lo svolgimento di un servizio funzionale alla tutela di un interesse costituzionalmente garantito quale è la salute dei cittadini, rischio che potrebbe essere ridotto con l’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

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