Viaggi tra regioni dal 3 giugno, Conte ai governatori: «Ora voi i responsabili»

Viaggi tra regioni dal 3 giugno, Conte ai governatori: «Ora voi i responsabili»
di Simone Canettieri e Alberto Gentili
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Sabato 16 Maggio 2020, 10:13

Alla fine sono i governatori a spuntarla. Sono le Regioni a dettare le linee guida per la riapertura di bar, ristoranti, alberghi, musei, parrucchieri, piscine, palestre e spiagge. Ma a sentire Giuseppe Conte al governo sta bene. Perché così «si è evitato il caos e una giungla» di protocolli su base regionale. E perché ora a «più autonomia, corrisponderà più responsabilità».

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Appena termina il secondo round alle nove di sera tra esecutivo e governatori, da palazzo Chigi trapela che «sulla questione dei protocolli e delle linee guida, è stato lo stesso Conte a invitare le Regioni - che proponevano differenti linee guida per poter riaprire in sicurezza - a proporre al governo un testo unitario». In questo modo il governo «può recepire un unico testo unitario validato perché conforme alle linee generali previste dall'esecutivo per le riaperture». «Dopo la fase 1, ora il governo considera la fase 2 come la fase della responsabilità delle Regioni ma con sempre una supervisione nazionale», mette a verbale il premier. E spiega: «Il modello di monitoraggio che abbiamo costruito prevede infatti che se aumentano i contagi, il governo può subito intervenire con misure restrittive a cui le Regioni non possono opporsi. Se al contrario i contagi scendono, allora le Regioni possono fare ulteriori aperture». In estrema sintesi: «Le Regioni hanno più margine di manovra e anche una diretta responsabilità».
Ma arrivare a questo approdo non è stato facile. Anzi. La giornata è stata scandita da una lunga maratona di videoconferenze e Consigli dei ministri a tappe, terminato in nottata. Non senza sorprese: in mattinata i governatori del Nord si dividono e quelli del Pd fanno asse con i colleghi del centrodestra. Prima di trovare un accordo su come far ripartire le attività commerciali da lunedì, Conte e i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia fanno i conti con una variabile che non avevano considerato: la divisione dei presidenti.

Una spaccatura che per la prima volta è trasversale e quindi non segue gli schieramenti politici dei presidenti. E così Attilio Fontana si trova a fare asse con il Lazio di Nicola Zingaretti nel ribadire che da lunedì servono regole uguali per tutti.
A battere su questo punto è proprio il governatore della Lombardia che si trova a gestire la situazione più complicata dal punto di vista epidemiologico, dopo aver pagato il maggior tributo nel numero di vittime da coronavirus. Il ragionamento del titolare del Pirellone è dettato dalla cautela: nessun azzardo. Anche perché mentre è in corso il vertice ancora non sono disponibili i famosi parametri del ministero della Salute sui singoli territori.

Ed è qui che si consuma lo strappo nel Carroccio e se vogliamo anche tra le due Leghe che si danno battaglia all'ombra di Matteo Salvini. Luca Zaia per il Veneto in tandem con il collega del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga spingono per «protocolli autonomi» sulla base, spiegano, dei nostri comitati tecnicoscientifici.
Per la linea più autonomista spinge anche Stefano Bonaccini, big del Pd e capo della giunta dell'Emilia Romagna, nonché presidente della Conferenza Stato-Regioni. Anche lui nei giorni scorsi ha presentato un piano elaborato sotto le Due Torri per fare in modo che si «trovi un compromesso tra i paletti dell'Inail e dell'Istituto superiore di sanità e le esigenze degli operatori che altrimenti rischierebbero di rimanere chiusi».

E ALLA FINE CAMBIA IL COMMA 6
C'è poi il braccio di ferro tra linee guida nazionali e linee guida regionali. Tra il Consiglio dei ministri che inizia all'ora di pranzo e quello che comincia alle nove di sera, avviene la serrata trattativa con i governatori. E alla fine viene modificato il cuore del decreto quadro. In base al principio che «ora la responsabilità è delle Regioni», viene cambiato il comma 6: le linee guida non sono più «adottate a livello nazionale». Ma sono «adottate dalle Regioni». E solo in assenza di protocolli regionali, interviene lo Stato e «trovano applicazione le linee guida nazionali».

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