Solo uomini nella foto ufficiale del Salone del Mobile, il sindaco Sala si scusa: «Immagine sbagliata»

Solo uomini nella foto ufficiale del Salone del Mobile, il sindaco Sala si scusa: «Immagine sbagliata»
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Mercoledì 10 Aprile 2019, 18:47

MILANO Dieci uomini in abito grigio e nemmeno una donna. Martedì 9 aprile, pronta a tagliare il nastro di inaugurazione del Salone di mobile, c’era una squadra di calcetto: istituzioni locali, il ministro dell’interno Matteo Salvini, il premier Giuseppe Conte, il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. Uno schieramento tutto maschile in posa per la foto ufficiale. E sui social la questione è diventata il tema del giorno: «Abbiamo un problema».
Per la verità, più di uno. Significa che non ci sono donne con un ruolo di livello tale da essere inserite nel gruppetto di figure istituzionali. Che la maggior parte delle donne lavora per lo più nell’ombra, dato che ogni anno il Salone di mobile va in scena grazie all’opera di centinaia di professioniste. E che a nessuno dei partecipanti (uomini) di quello scatto è parso strano che non ci fosse nessuna rappresentante femminile e vi abbia posto rimedio. Lo fa oggi il sindaco Giuseppe Sala, scusandosi con un post sulla sua pagina Facebook. «Sto ricevendo tanti messaggi di irritazione per la fotografia di ieri al taglio del nastro del Salone del mobile. Una decina di uomini pronti al taglio del tricolore, solo maschi - scrive - In effetti non possiamo che dire che quella è una immagine profondamente sbagliata. Lo dobbiamo dire anche a quelli che pensano “sì, ma le cose importanti sono altre». E invece, riflette il sindaco, «non è così, sono molto importanti anche queste situazioni e perciò non posso fare altro che scusarmi e promettere che mi impegnerò affinché tali episodi non si abbiano a ripetere, indipendentemente dal fatto che sia io o meno l’organizzatore dell’evento».
SOFFITTO DI CRISTALLO
Tra le prime ad aver notato l’assenza femminile, le attiviste di Non una di meno Milano: «Con l’installazione in piazza Duomo ci hanno tagliato la testa, per il taglio inaugurale ci hanno direttamente tagliato fuori», rimarcano sui social, con un riferimento all’installazione in Duomo “La maestà sofferente” di Gaetano Pesce che ha scatenato molte polemiche. Sull’argomento interviene anche la casa editrice Tlon, convinta che «una foto come questa è il frutto di una lunga serie di scelte politiche e sociali che continuano a impedire la distruzione del “soffitto di cristallo”. In Italia un’immagine come questa sembra ancora normale. No, non è normale». Della questione se ne è discusso oggi al Salone della giustizia, nel convegno “È solo una donna. Only a woman. Incontro internazionale sulla condizione femminile”. «In Italia, ma non solo, la piena realizzazione del dettato costituzionale sull’eguaglianza tra generi è ancora ostacolata da stereotipi e leggi non scritte, oppure scritte ma non presidiate a sufficienza o applicate male», afferma la vicepresidente della Camera Mara Carfagna nel suo messaggio.
BASSA OCCUPAZIONE FEMMINILE
«Abbiamo buone leggi di parità e buone leggi per combattere la violenza sulle donne: il legislatore ha fatto egregiamente la sua parte e possiamo andarne orgogliosi. Ma il Parlamento rappresenta solo uno degli ingranaggi che sostengono il complesso meccanismo che garantisce la parità e quindi contrasta violenza e ingiustizia basata sul genere», sottolinea la vice presidente. «Le nostre buone leggi devono essere accompagnate e sostenute da una cultura adeguata, che consideri ogni forma di discriminazione e violenza ai danni delle donne come una violazione dei diritti umani fondamentali». Significa, osserva, che «dobbiamo investire in educazione, comunicazione sociale, informazione, sostengo alle forze dell’ordine. È essenziale per sconfiggere innanzitutto la violenza maschile sulle donne, causa ma anche effetto della disuguaglianza, e per far sì che le donne contino sempre di più». Mara Carfagna ricorda che «il mancato sostegno al lavoro e alle carriere femminili rappresenta una perdita per tutti»: «l’occupazione femminile è al 49%, ma secondo Banca d’Italia, se il 60% delle donne lavorasse il nostro Pil crescerebbe del 7%».

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