Morto soffocato nel tombino a Padova, perché Salvatore ha tolto la grata? Ecco cosa è successo

Salvatore Masia
di Serena De Salvador
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Mercoledì 13 Ottobre 2021, 09:49 - Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 10:27

PADOVA - Si è infilato a testa in giù in un tombino per recuperare le chiavi cadute accidentalmente, scivolando all'interno e annegando senza più riuscire a disincastrarsi. Questa è al momento l'ipotesi investigativa sulla tremenda morte di Salvatore Masia, 55enne di origine sarda trovato cadavere alle prime ore di ieri lungo via Palestro alle porte del centro storico di Padova, a poche decine di metri dalla sua abitazione. Un tragico incidente dunque, su cui però la Procura vuole fugare ogni dubbio. Tanto che nonostante la causa della morte per annegamento sia emersa fin dai primi accertamenti, domani sarà eseguita l'autopsia e sono stati disposti gli accertamenti tossicologici sulla salma.

Muore soffocato nel tombino a Padova, Salvatore aveva cercato di recuperare qualcosa


IL DRAMMA

Masia, nato a Tempio Pausania il 14 maggio 1966, viveva da quasi trent'anni a Padova dove era arrivato per intraprendere l'università. «Non aveva finito gli studi ma era rimasto qui, lavorava nell'assistenza agli anziani e come collaboratore nel campo immobiliare» ha spiegato Said, l'amico con cui da alcuni anni divideva un appartamento lungo la stessa via Palestro. In città non aveva parenti e non era sposato, ma si era costruito una rete di amicizie e in quartiere in molti lo conoscevano, anche soltanto di vista.


Ora la polizia sta indagando per capire se lunedì sera avesse incontrato qualcuno, dal momento che era uscito di casa attorno alle 22 e alle 2.20 aveva ritirato lo scontrino di un bar della zona dove aveva consumato alcune bevande. Non sarebbero però coinvolte terze persone nella tragica sequenza di fatti che hanno portato alla morte. Si ritiene infatti che al 55enne, ormai prossimo a rincasare a piedi, possano essere cadute le chiavi o qualche altro oggetto all'interno del tombino. Sollevata la grata di ghisa, Masia si sarebbe quindi sporto per recuperarle, finendo però inghiottito dallo stretto cunicolo, profondo oltre un metro e con circa 50 centimetri d'acqua sul fondo. Alle 3 una guardia giurata di passaggio ha visto gambe e piedi sporgere in verticale dall'asfalto e ha allertato i soccorsi, rivelatisi però inutili.Stando ai rilievi della polizia scientifica, Salvatore si sarebbe volontariamente infilato nel tombino e potrebbe anche essere riuscito a recuperare le chiavi, che sono state trovate sul marciapiede. Poi però avrebbe perso la presa, cadendo nella condotta con testa e busto sommersi da acqua e fango. Si è anche procurato delle ferite alla schiena, probabilmente nel disperato tentativo di liberarsi. Oltre all'autopsia, l'autorità giudiziaria ha anche disposto i test tossicologici per capire se l'uomo potesse aver assunto dell'alcol che potrebbe non avergli fatto valutare correttamente l'entità del pericolo.

IL CORDOGLIO

«Lui qui non ha parenti, quando la polizia all'alba è venuta a suonare a casa pensavo che fosse lui, invece mi è crollato il mondo addosso ha spiegato il coinquilino Said. Era uscito alle 22 e ora mi tormenta il pensiero che abbia provato a recuperare le chiavi di casa proprio perché era tardi e non voleva svegliarmi suonando il campanello. Non meritava una fine del genere». Masia lavorava privatamente come assistente agli anziani, ma amava anche il campo immobiliare. Da circa un anno e mezzo era infatti segnalatore per lo Iad, ossia segnalava alla società che si occupa di compravendite immobiliari eventuali clienti o strutture in vendita e in affitto. «Era una bravissima persona, di compagnia. Anche se della sua vita privata non raccontava molto era espansivo, molto amichevole ha raccontato Sandro Borselli, referente di Iad Padova. A nome di tutto il gruppo posso dire che siamo stravolti. Una morte così assurda non si può nemmeno immaginare. Era un nostro collaboratore, ma so che stava pensando di ottenere l'abilitazione per diventare agente immobiliare, non escludeva di lanciarsi in questa nuova sfida e cambiare impiego». Il 55enne aveva passato un periodo duro, poiché qualche anno fa aveva travolto in auto e ucciso un pedone. «La vicenda lo aveva molto provato ha spiegato ancora il coinquilino, ma lo aveva anche spinto a darsi ancor più da fare. Per lavorare arrivava anche a percorrere in bici più di 20 chilometri al giorno».

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