Lo smart working? Alle Canarie è meglio: l’esodo degli italiani

Sono oltre tremila i nostri connazionali che lavorano a distanza dalle isole spagnole

Lo smart working? Alle Canarie è meglio: l esodo degli italiani
di Paolo Travisi
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Venerdì 6 Maggio 2022, 21:33 - Ultimo aggiornamento: 7 Maggio, 15:13

Mentre gli italiani si stanno abituando all’idea di una nuova formula di lavoro, lo smart working - sognato in tempi non sospetti, poi imposto dalla pandemia Covid ed ora una realtà per molti - nella globalità della rete, il concetto del lavoratore agile, è già vecchio. Superato dalla figura del nomade digitale, il professionista a cui basta un computer ed una connessione alla rete, per lavorare sulla spiaggia di Bali, su un tavolino vista mare di Tenerife o su una panchina affacciata sulle Dolomiti. Il reddito non è il motore dei cosiddetti remote workers, ma la conquista della libertà e della mobilità in qualsiasi luogo del mondo. E sono ancora una volta i social, il termometro di un cambiamento collettivo che parte dalle nuove generazioni, dove esistono decine di pagine e gruppi in cui si dispensano consigli sui posti migliori dove poter lavorare.

Smart working alle Canarie, l'esodo degli italiani 

Solo in Italia, la pagina Facebook, Nomadi Digitali, conta 30 mila affiliati, ma la Bibbia del settore è considerato il sito Nomad List; una community globale che conta quasi 67 mila iscritti, ma viene visitata da milioni di aspiranti nomadi digitali, perché molto ricca di informazioni pratiche, dal costo della vita mensile al livello di sicurezza, corredata dal voto degli utenti, da 0 a 5. Ebbene la meta prediletta dei nomadi digitali è l’arcipelago delle Canarie, 7 isole maggiori dove un microclima unico al mondo, annulla le quattro stagioni, per un’eterna primavera. Secondo i dati diffusi da Nomad List, nel 2021 oltre 46 mila lavoratori da remoto hanno scelto quattro delle isole più gettonate delle Canarie, Tenerife, Lanzarote, Fuerteventura, Gran Canaria. I remote workers più affezionati sono gli inglesi (33%), i francesi (15%) seguiti da tedeschi e spagnoli. E noi italiani? Ben 3.200 nostri connazionali sono volati sulle isole Canarie con il loro computer in valigia, ma secondo l’analisi condotta da Volagratis.com, l’8,4% degli italiani ha già scelto il nomadismo digitale, il 64,4% ne è attratto ed il 41% lo sta sognando. 

LE MOTIVAZIONI

Se il clima mite tutto l’anno, è il primo motivo per cui molti hanno scelto l’arcipelago, Nomad List per ogni paese inserito nella classifica, indica una serie di parametri utili a capire se quel paese fa per noi. Nelle Canarie ad assicurare il primo posto, con un voto di 4,72, c’è il contenuto costo della vita (1.700 dollari di media al mese), l’alto livello di sicurezza ed il basso numero di reati, una buona possibilità di divertimento, l’accoglienza della comunità Lgbtq+, un basso impatto del traffico, pochi episodi di razzismo, una buona assistenza sanitaria ed un alto livello formativo. L’aspetto insufficiente è il livello di “english speaking”. Secondo Nomadi List, il trend è in continua crescita e nel 2023 porterà oltre 87 mila lavoratori alle Canarie. «Il nostro obiettivo era quello di portare 30 mila lavoratori in cinque anni, una cifra che abbiamo raggiunto in un solo anno.

Le Canarie sono l’ufficio con il miglior clima del mondo» è il commento di Yaiza Castillo, Ministra del Turismo delle Canarie. Ma scorrendo la speciale top five dei luoghi più votati di Nomad List, scopriamo le altre mete: al secondo posto c’è la capitale del Portogallo, Lisbona, scelta da 17.800 remote workers, con un voto di 4,69 ad un passo dalle Canarie, dove si spende di più per vivere, 2,4 mila dollari al mese, l’istruzione è considerata mediocre e gli ospedali insufficienti. In terza posizione, Cape Town in Sud Africa, città affacciata sull’oceano, scelta da 3 mila nomadi digitali, dove si vive con poco più di 1.700 dollari, ma la connessione internet e la sicurezza sono ritenuti insufficienti. In quarta posizione Ericeria, poco distante da Lisbona, un paradiso per i surfisti, i più nomadi del mondo digitale, che oltre al computer portano la tavola. Un migliaio lavorano lì, aspettando l’onda giusta. In quinta posizione, la capitale dell’Argentina, Buenos Aires, scelta da 2.500 remote workers che possono vivere con meno di 900 dollari al mese, seppur con problemi di connessione e scarsa sicurezza. Le altre cinque località gettonate dai nomadi digitali sono Miami, Belgrado, Varsavia, Austin e l’isola thailandese di Ko Pha Ngan. Peccato non ci sia l’Italia. 
 

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