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Serena Mollicone, la sorella Consuelo: «In aula troppi "non ricordo". La nostra famiglia tradita dall'omertà»

Serena Mollicone, la sorella Consuelo: «In aula troppi "non ricordo". La nostra famiglia tradita dall'omertà»
di Vincenzo Caramadre
3 Minuti di Lettura
Domenica 17 Luglio 2022, 07:57

La rabbia, dopo l'assoluzione dei cinque imputati per l'omicidio di Serena, con il passare delle ore lascia anche un filo di speranza tra i familiari della 18enne di Arce, convinti che la battaglia nelle aule di giustizia per trovare la verità deve continuare. Consuelo, la sorella maggiore di Serena, ha trovato solo il giorno dopo la sentenza la forza di parlare e dare voce all'amarezza: «Siamo stati traditi dai troppi non ricordo, è stata offesa la memoria di mio padre e mia sorella».

Consuelo, venerdì sera, dopo la lettura della sentenza, è andata via in lacrime dall'aula. Cosa ha provato?

«Sì, non mi aspettavo l'assoluzione, è stato un duro colpo al cuore, sono rimasta esterrefatta: immaginavo una sentenza esemplare nel rispetto di mia sorella e di mio padre. Quando il giudice ha pronunciato la parola assolve ho provato dolore e un grande vuoto interiore, per questo sono andata via dall'aula con le lacrime agli occhi».

Come ha trascorso la prima notte dopo la sentenza?

«È stata una notte agitata, insonne. Perché ancora non riesco a farmi capace della decisione. Ho pensato tanto a mio padre e mia sorella».

Che idea si è fatta del processo arrivato a 21 anni dall'omicidio, dopo 51 udienze e 150 testimoni ascoltati?

«Questo è il primo grado di giudizio, non ci arrenderemo ma andremo avanti seguendo l'esempio di mio padre, anche se sarà difficile emularlo. Lui nei venti anni successivi alla morte di mia sorella ha segnato ogni passo delle indagini. Non intendiamo arrenderci o all'ergastolo del dolore al quale per ora la sentenza ci ha condannato ».

Cosa, secondo lei, non ha funzionato a livello processuale?

«Non sono un avvocato, ma come tutti ho assistito ad alcune udienze in cui la verità è stata schivata: molti testimoni hanno ridimensionato precedenti dichiarazioni e si sono celati dietro i non ricordo che hanno determinato pregiudicato la ricostruzione di quanto avvenuto».

Suo zio Antonio venerdì pomeriggio ha usato parole forti per definire la sentenza, ha parlato soprattutto di omertà che ci sarebbe stata anche ad Arce. Le condivide?

«Come non condividerle. Questa storia tragica che ha segnato per sempre la nostra famiglia, sin dall'inizio è stata caratterizzata da tanti atteggiamenti omertosi. A partire dagli ultimi avvistamenti di mia sorella, prima dichiarati da alcuni testimoni e poi smentiti. Ciò non si può che definire omertà».

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Ora la vostra battaglia continuerà, da dove ricomincerete?

«Aspettiamo le motivazioni per fare il punto con i nostri legali che ci hanno assisto in maniera esemplare».

Un pensiero ricorrente su sua sorella?

«Non uno in particolare. Serena era una ragazza speciale, una sognatrice, amava la musica e gli animali ma ancora aspetta giustizia. Non ci arrenderemo. Non possiamo farlo e non lo faremo».

 
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