Sea Watch, la Corte di Strasburgo chiede all'Italia assistenza ma non ordina lo sbarco

Martedì 29 Gennaio 2019
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Sea Watch e Mediterranea a Corte europea: «Governo viola i diritti umani»
La Corte di Strasburgo ha chiesto all'Italia di «prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua». Per i minori non accompagnati è stato chiesto al governo di garantire anche una «tutela legale» adeguata. Lo ha reso noto la stessa Corte che non ha però accolto la richiesta dei ricorrenti di ordinare all'Italia il loro sbarco.

La Corte europea dei diritti umani, che ha deliberato a maggioranza in base alla cosiddetta regola 39, ha anche «richiesto al governo di tenerla regolarmente informata sugli sviluppi della situazione» a bordo della Sea Watch e ha deciso che le misure d'urgenza adottate oggi resteranno in vigore fino a un'ulteriore notifica. La Corte si è pronunciata su due richieste giunte dalla nave attualmente alla fonda davanti alla costa siracusana in cui si domandava di ordinare all'Italia lo sbarco dei 47 migranti a bordo perché, secondo quanto reso noto, «la situazione della nave è precaria e i migranti non sono in buone condizioni fisiche».

La prima è arrivata il 25 gennaio. A farla sono stati il capitano, il capo della missione di salvataggio della Sea Watch e uno dei migranti a bordo. La seconda è arrivata ieri ed è stata inviata dai 15 minori a bordo. La Corte di Strasburgo può chiedere a uno Stato di adottare determinate misure in base alla cosiddetta regola 39, quella che viene applicata solo in via del tutto eccezionale quando risulta evidente che senza interventi urgenti i ricorrenti rimarrebbero esposti al rischio di subire un danno irreparabile.

A Strasburgo si ricorda infine che la decisione della Corte di chiedere allo Stato di prendere misure urgenti non la vincola poi a dichiarare ammissibile un eventuale ricorso e di dover entrare nel merito del caso. E al momento, secondo quanto risulta, la Corte non ha ancora ricevuto alcun ricorso formale dalla Sea Watch. 


Il team legale di Mediterranea e Sea watch si era rivolta alla Corte europea dei diritti umani per chiedere «se il governo italiano, impedendo lo sbarco, stia violando i diritti fondamentali delle persone soccorse da Sea watch 3». «Negli scorsi giorni i cittadini stranieri soccorsi dalla nave Sea-Watch 3, il suo capitano e il capo missione, questi ultimi anche a tutela dei minori non accompagnati presenti a bordo, hanno inviato una richiesta di "misure urgenti" alla Corte Europea dei Diritti Umanichiedendo di porre fine alla violazione dei diritti fondamentali prefigurata dal fatto di impedire l'ingresso nel porto della SW3 e lo sbarco di tutte le persone a bordo. La Corte EDU ha infatti il compito di valutare i ricorsi individuali di persone soggette alle violazioni dei diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani», dicono Mediterranea e Sea watch.

«Com'è noto, un'operazione di soccorso in mare, secondo il diritto internazionale, si dichiara conclusa solo con lo sbarco in un porto sicuro, che deve essere garantito nel più breve tempo possibile. Ciò non può essere subordinato ad alcuna negoziazione tra Stati in merito a una eventuale redistribuzione delle persone soccorse, o per qualunque altro motivo. Un porto si considera sicuro anche in base al reale trattamento che le persone subirebbero una volta sbarcate: per questa ragione la Libia non è riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea come un porto sicuro di sbarco», spiegano . «Ad essere valutata dalla Corte è quindi la condotta del Governo italiano e delle amministrazioni coinvolte in questa vicenda, nei termini in cui prefigura una gravissima violazione dei diritti fondamentali delle persone soccorse, e in particolare del loro diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti (art. 3 della Convenzione)», dicono Mediterranea e Sea watch.

«Impedire alle persone di scendere dalla nave costituisce anche una forma di illegittima e informale detenzione di fatto, in chiara violazione di quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo sull'inviolabilità della libertà personale (di cui si può essere privati solo sulla base di provvedimenti formali, ben motivati, e per periodi di tempo ben definiti), libertà che appartiene a chiunque, a prescindere dalla cittadinanza o dal tipo di ingresso sul territorio», dicono Mediterranea e Sea watch.

«La Sea-Watch 3, infatti, non è stata autorizzata fin dalla giornata del 25 gennaio a lasciare il »punto di fonda« nel quale è ancorata e tutte le persone a bordo sono di fatto trattenute sulla nave in condizioni igieniche e di salute psico-fisica che si stanno deteriorando velocemente (come dichiarato anche dai medici indipendenti saliti a bordo) - si legge ancora -A ciò si aggiunge il fatto che nella giornata di ieri è stata pubblicata un'ordinanza della capitaneria di porto di Siracusa che impedisce qualsiasi attività civile nell'arco di 0,5 miglia nautiche di distanza dalla nave che è quindi tenuta in condizioni di isolamento». «Riteniamo che l'offerta di generi di prima necessità, sebbene essenziali, non possa essere considerata misura sufficiente a porre termine alla violazione dei diritti delle persone a bordo. In questa situazione, il prolungato trattenimento anche dei minori, nonostante la richiesta della Procura di Catania di farli sbarcare immediatamente, prefigura chiaramente una violazione nella violazione», concludono.


  Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 01:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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