Scuolabus dirottato, le minacce di Sy ai bambini: «Da qui non uscirete più»

Lunedì 11 Novembre 2019
MILANO «Alla partenza ha detto: “Adesso vi farò fare un bel viaggetto e da qui non scendete più”». A raccontare davanti ai giudici i momenti convulsi e terribili vissuti lo scorso 20 marzo sullo scuolabus sequestrato e dirottato dall’autista Ousseynou Sy è Tiziana Magarini, la collaboratrice scolastica della scuola media di Crema che era a bordo con 51 scolari. La donna era l’unica a non essere legata con le fascette autostringenti, come riferisce in aula nel processo in corso a Milano, e ricorda ogni dettaglio: la benzina sparsa sul pavimento del mezzo e «la pistola che qualche minuto l’ho vista, mentre il coltello è sempre rimasto nella sua mano. Ho cercato un dialogo, gli dicevo: “Cosa stai facendo? Sono bambini piccoli e io sono una donna”. Ero terrorizzata».
MORTI IN MARE
La situazione è precipitata in fretta, Sy le ha mostrato la pistola e «mi ha detto di versare la benzina sui sedili, nel corridoio e su di noi». A rincuorare i ragazzini è l’arrivo dei carabinieri che affiancano l’autobus. «Ho cominciato a essere un po’ più tranquilla quando ho visto il primo lampeggiante e ho pensato qualcuno ha chiamato, facevamo un cenno con le mani per farci vedere e lui continuava a urlare frasi non del tutto comprensibili, brontolava di bambini morti in mare, diceva Linate ma non capivo, avevo paura». Da quel 20 marzo la vita della collaboratrice scolastica, che sta seguendo un percorso psicologico, non è più la stessa. «Non riesco più a salire sui mezzi pubblici da sola. Con la scuola abbiamo cambiato palestra e quando ho visto una persona somigliante all’autista mi è venuto il panico e non sono andata lì per una settimana. Tante notti non dormo, vedo le fiamme».
PISTOLA E COLTELLO
Quelle che minacciava di innescare Sy. «Nella mano sinistra aveva un accendino, tipo un accendigas di quelli lunghi e lo accendeva ripetutamente, io ho visto un paio di volte la fiamma, mentre nell’altra mano non sono sicuro se avesse un cellulare o qualcosa del genere», è la ricostruzione durante l’udienza in Corte d’Assise di uno dei carabinieri intervenuti. Il dirottatore agitava le mani e ripeteva: «L’autobus è pieno di benzina, se non vi spostate gli do fuoco, lo faccio esplodere». Di certo, aggiunge, «non aveva intenzione di far scendere i bambini. Per primo uno scolaro cercò di passare per uscire ma rimase bloccato, a quel punto io e un collega abbiamo spaccato i vetri e i bimbi sono riusciti a uscire. Ho visto quell’accendino e prima ho visto che aveva anche un coltello, sono stati momenti davvero concitati». A quel punto «il pullman ha preso fuoco molto rapidamente e quindi la nostra paura è che rimanesse qualcuno intrappolato all’interno. Iniziammo a spaccare i vetri e a far uscire i bambini e intanto divampavano le fiamme». Anche un’altra collega, intervenuta per salvare gli alunni, ha confermato di aver visto Sy con in mano l’accendino. Stando a quanto ricostruito dalla procura, l’intenzione dell’autista sarebbe stata quella di arrivare fino a Linate per fare una strage sulla pista dell’aeroporto, per condizionare la politica in materia di immigrazione e «intimidire la popolazione». Tra le altre accuse contestate a Sy, oltre alla strage, anche il sequestro di persona aggravato, incendio, resistenza e lesioni ai danni di diciassette bambini. Non solo per le ferite fisiche, ma anche per i traumi da «stress» e psichici da «violenza emotiva».
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