Bocciatura ingiusta, Debora Chirone risarcita con 10mila euro: «Quella prof mi ha fatto perdere un anno di lavoro»

«La scuola deve essere un luogo dove non si va per vivere con la paura di essere messi da parte»

Bocciatura ingiusta, Debora Chirone risarcita con 10mila euro: «Quella prof mi ha fatto perdere un anno di lavoro»
di Graziella Melina
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Venerdì 7 Ottobre 2022, 20:49 - Ultimo aggiornamento: 22:17

Andare a scuola era diventato davvero pesante. Terzo anno del liceo scientifico Grassi di Savona, mai avute difficoltà negli anni passati, eppure in classe la situazione per Debora Chirone diventa insostenibile. L’insegnante di matematica e fisica la ignora, il rapporto è teso e i voti sempre più bassi. Tanto che la studentessa alla fine non supera l’anno scolastico. Ingiustamente. Dopo ben 11 anni, infatti, la giovane Chirone, che nel frattempo è diventata architetto, ha ottenuto il risarcimento per quella bocciatura che oltre a farle perdere un anno di studi l’ha anche costretta a frequentare la scuola con un senso di angoscia: il Tar della Liguria ha infatti stabilito che il Ministero dell'Istruzione e il liceo Grassi dovranno versarle 10 mila euro per i danni economici e la sofferenza patita. La storia di mobbing, come lo definisce ora Debora, risale infatti al 2010. «Il metodo dell’insegnante di matematica non ci sembrava corretto – ricorda l’architetto – non imparavamo niente, faceva verifiche finte e dava voti alti. Noi però non imparavamo niente. E così insieme ad altre mie compagne di classe abbiamo provato a farla mandare via. Ci siamo rivolte al preside e agli insegnanti».

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Ma da quel momento in poi la situazione per le studentesse “ribelli” prende una brutta piega. “Ci ha messo in disparte, per tutto l’anno mi ha ignorato. Io ho sempre studiato, avevo una media di 7 e mezzo. Ho fatto anche ripetizioni in quel periodo per cercare di superare l’anno, ma alle verifiche mi contestava anche l’utilizzo del bianchetto, se cancellavo qualcosa. E così, prima sono stata rimandata a settembre, e poi bocciata”. Anche alle altre compagne non va bene. Tanto che decidono di cambiare persino scuola. «Io sono stata spinta dai miei genitori a continuare a studiare, per avere un futuro. Avrei voluto anch’io andare via da lì, vedere quel posto ed essere rimasta da sola di nuovo con quell’insegnante era pesante». Debora, però, si fa forza e segue i consigli dei genitori - che intanto si erano rivolti ad un avvocato - prosegue gli studi e si diploma. Poi si iscrive all’università e si laurea con 110 e lode. Ora lavora come architetto. «Abbiamo fatto il primo ricorso al Tar Liguria perché ritenevamo che la bocciatura fosse illegittima - spiega l’avvocato Gianluca Borghi - La nostra domanda è stata accolta. La sentenza però è stata impugnata dal ministero davanti al Consiglio di stato. Ed è questo che ha dilatato i tempi: la pratica infatti si è fermata per 5 anni. Dopodiché, visto che non è più stata fatta richiesta da parte del Ministero, il ricorso si è estinto ed è diventata definitiva la sentenza di primo grado».

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Ma non finisce qui. «Abbiamo fatto un secondo ricorso, perché naturalmente il risarcimento spontaneo non c’era, per il danno subito. Alla fine, è arrivata la sentenza pronunciata l’altro giorno che ha riconosciuto un risarcimento di 10mila euro». Nella sua decisione il Tar della Liguria ha in sostanza valutato non solo i voti negativi nelle materie scientifiche. «La studentessa aveva una media di 7 e mezzo e 8 in tutte le materie, e 2 e 3 solo in matematica e in fisica – precisa Borghi – E visto che non risultava un numero di prove tale da dimostrare che quella valutazione effettivamente fosse il riscontro di impreparazione, gli elementi istruttori hanno fatto ritenere che non ci fosse stata una valutazione congrua, ma un difetto di giustizia del potere didattico». La novità della sentenza sta dunque nel fatto che il Tar della Liguria «ha preso in considerazione il corso di studio complessivo dello studente. E questo porta a un annullamento della bocciatura».

Per Chirone ormai è la fine di quell’incubo che negli ultimi anni aveva provato a rimuovere. «È giusto che le persone siano bocciate se non si studia – chiarisce - però la scuola deve essere un luogo dove non si va per vivere con la paura di essere messi da parte. Non dimentichiamo che i ragazzi a quell’età sono un po’ come la creta e vengono quasi modellati. E i professori quindi devono essere in grado non solo di insegnare le materie, ma di farli crescere con serenità».

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