Padova, choc a scuola: tredicenne pestato nel bagno da 15 bulli

Domenica 25 Novembre 2018 di Luisa Morbiato
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PADOVA  - Si vergognava così tanto di quello che gli era successo, che è tornato a casa e non ha detto una parola a mamma e papà. Ma il dolore per le botte subite ha parlato per lui. Aveva ematomi, ecchimosi ed escoriazioni su tutto il corpo. Era chiaro che era stato pestato con violenza. Quando se ne sono accorti, i genitori, seppur con dolcezza, l’hanno messo alle strette, finchè il figlio, un ragazzino di 13 anni, non ha confessato.
 
Tra le lacrime - per la vergogna, il dolore, l’umiliazione - ha raccontato loro di essere stato accerchiato dai compagni di scuola in bagno. Lì il “branco” l’ha buttato a terra a suon di spintoni. E mentre lui, rannicchiato sul pavimento, cercava di proteggersi pancia e viso, una quindicina di coetanei l’hanno riempito di calci. I medici del pronto soccorso l’hanno visitato: 10 giorni di prognosi per le botte ricevute. Del fatto sono stati subito informati i carabinieri. Succede in una scuola media della provincia di Padova, nella zona termale all’ombra dei colli euganei. 

LA TESTIMONIANZA 
A parlare di quanto è successo, è la mamma del tredicenne, sostenuta dal papà e dalla nonna del giovane, tutti sotto choc per quanto avvenuto al “piccolo” di casa: «Mio figlio è molto timido ed educato, corretto e soprattutto non violento. Venerdì è arrivato a casa da scuola e ci siamo accorti che c’era un problema, ma non voleva parlare, sembrava si vergognasse. Cercava di eludere le domande ma si vedeva che stava male. Poi piano piano si è aperto e ci ha raccontato tutto. Durante l’intervallo era in bagno che si lavava le mani. Una quindicina di compagni sono entrati e lo hanno accerchiato. Lo accusavano di aver bagnato il pavimento. Poi sono partite le spinte fin che lo hanno fatto cadere a terra. Hanno quindi cominciato a tempestarlo di calci finchè non sono scappati lasciandolo sul pavimento». 
Nonostante il dolore, il tredicenne si è fatto forza ed è rientrato in classe rimanendo in silenzio. Ha seguito le lezioni e poi è tornato a casa senza accennare nulla di quanto successo nel corso dell’intervallo all’insegnante. «Era pieno di ematomi - continua la mamma - Di sabato la scuola è chiusa, lo abbiamo accompagnato al pronto soccorso dove è stato visitato e gli hanno fatto le radiografie. Fortunatamente non c’è nessuna frattura come temevamo, visto quanto male aveva, e nemmeno erano stati colpiti organi interni. Nonostante questo i medici hanno stilato il referto dandogli 10 giorni di prognosi». 

LA RABBIA
La madre spiega: «Con fatica ha raccontato tutto al medico e ha anche fatto i nomi di alcuni dei ragazzi che lo hanno picchiato». La famiglia ha contattato la preside che ha fissato un incontro per domani. «Non si tratta del primo “incidente” per il ragazzo - aggiunge la nonna - ma è di certo il più grave. C’è stato un periodo che il rendimento scolastico si era un po’ abbassato, i genitori hanno provato a capire, ma lui raccontava solo di sentirsi un po’ a disagio, si lamentava di non avere amici o meglio, di averne uno solo in tutta la scuola. Ora abbiamo paura per quel che gli può accadere. Mio nipote è sotto choc per l’accaduto. Oltre alle botte ha dovuto subire un altro dolore immenso. Proprio quell’unico suo amico ha assistito al suo pestaggio senza alzare un dito per difenderlo». La nonna del ragazzino non riesce a spiegarsi tanta ferocia: «Mio nipote non è gracile, ma non ha reagito. Provava così tanta vergogna a parlare di quanto gli era accaduto» continua scuotendo la testa. Nel pomeriggio i genitori del dodicenne si sono recati dai carabinieri per metterli al corrente dell’accaduto portando anche tutta la documentazione medica. Tutta la famiglia intanto si è stretta intorno al ragazzino per rincuoralo, infondergli la forza di affrontare il colloquio fissato con la preside, ma mamma e papà si chiedono anche come certi episodi possano accadere in una scuola dove dovrebbe esserci sorveglianza anche durante la ricreazione o come gli insegnanti non abbiano colto alcun segnale dell’accanimento dei compagni contro il ragazzino. «Qualcuno ha capito di averla combinata grossa - chiude la nonna - Sul cellulare di mia nuora sono arrivati alcuni messaggi con i quali dei compagni di scuola si professavano estranei all’accaduto. Ora la domanda è: come potrà mio nipote affrontare il rientro in classe? Vogliamo la verità».

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