Scontri Inter-Napoli, l'ultrà partenopeo Manduca resta ai domiciliari: «Totale indifferenza alla vita umana»

Domenica 12 Gennaio 2020
MILANO Le «modalità del gravissimo fatto» commesso dall’ultrà napoletano di 39 anni Massimo Manduca, arrestato il 18 ottobre scorso per aver travolto e ucciso col suo suv Daniele Belardinelli all’inizio degli scontri avvenuti il 26 dicembre 2018 in via Novara a Milano, prima di Inter-Napoli, «denotano una totale indifferenza alle regole civili e alla vita umana». Lo scrivono i giudici del riesame che hanno negato la libertà all’ultras, ora ai domiciliari, sottolineando che dopo l’investimento, Manduca «si è regolarmente recato allo stadio per assistere alla partita». Altro elemento a suo sfavore è il pericolo di inquinamento delle prove: «È del tutto verosimile che, se libero, proseguirebbe a contattare testi e coindagati onde ottenere dichiarazioni favorevoli» in vista del dibattimento.
LA PIANTINA
Il gip Guido Salvini, che si è occupato della convalida del fermo di Manduca, ha disposto una perizia: è stata realizzata una piantina con la posizione dei mezzi nel luogo e al momento dell’attacco, che per Manduca corrispondeva alla dinamica del fatto. Nonostante i risultati della consulenza affidata a Giovanni Argenta, progettista della Renault Italia, con fotografie della Renault Kadjar investitrice, Manduca ha sempre negato fosse quella di cui era alla guida. Ma i giudici del riesame hanno confermato l’accusa di omicidio volontario nei suoi confronti. Dunque nessuna riqualificazione nel reato meno grave di omicidio stradale, come emerge dalle motivazioni del provvedimento con cui i giudici hanno confermato a novembre la misura cautelare.
DOLO EVENTUALE
Secondo l’accusa Manduca, che ha una sfilza di precedenti penali, la sera di Santo Stefano di due anni fa era alla guida di una Renault Kadjar con altre quattro persone a bordo. Quando gli interisti hanno sferrato l’attacco, assaltando la carovana di auto dei tifosi rivali, ha accelerato verso il gruppo di ultrà nerazzurri ed era «consapevole», ha scritto il gip di Milano Guido Salvini nell’ordinanza, che avrebbe potuto uccidere Belardinelli, componente dei “Blood and Honour” di Varese, gemellati con la squadra milanese. Per questo, nelle indagini del procuratore aggiunto Letizia Mannella e dei pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri, è stato contestato l’omicidio volontario nella forma del «dolo eventuale», ossia con l’accettazione del rischio dell’evento, reato riconosciuto nella misura cautelare del gip e ora anche dal riesame che ha confermato l’accusa.
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