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Ivan, malato di sclerosi e il calendario con la figlioletta: «Mi alleno ancora grazie a lei»

Ivan Cottini, papà ballerino malato di sclerosi multipla: «Un calendario con mia figlia Viola»
di Valentina Conti
3 Minuti di Lettura
Venerdì 9 Novembre 2018, 05:01 - Ultimo aggiornamento: 10:39

Una fiaba lunga dodici mesi raccontata in altrettante foto da calendario a quattr'occhi con la sua piccolina di due anni e mezzo. Perché Ioro due, Ivan e Viola, insieme sono più forti di quella orrenda malattia che si chiama sclerosi multipla.

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Così il modello e ballerino Ivan Cottini, 34 anni, di Urbania (nelle Marche), meglio noto come il primo malato al mondo della più aggressiva forma di sclerosi multipla ha realizzato due sogni in un colpo solo: scendere dalla carrozzina sfidando i medici e prendendo per mano sua figlia in uno scatto fantastico. Ivan continua a danzare nonostante la malattia avanzi inesorabile: «La danza è la mia cura. Ogni giorno, dopo le terapie mediche mattutine, al pomeriggio mi alleno con l'aiuto di Viola. E' lei la mia personal trainer».


Ora ha deciso di posare con sua figlia nel calendario benefico fatto per realizzare una scuola. Il suo ultimo lavoro prima di abbandonare il set. «Uscirà nel 2019. Sarà il mio regalo a Viola», svela. Dodici scatti dolcissimi ed emozionanti, concessi a Leggo in anteprima.
 

 

Oggi Ivan Cottini è il Cavaliere più giovane della Repubblica Italiana. E' diventato una forza sul web con una foto postata su un letto d'ospedale con su scritto: Io da oggi sarò così e sono pronto e riprendermi tutto. Ha sfidato ai rigori l'ex milanista Massimo Ambrosini, è salito sul ring in carrozzina, si è cimentato nella maratona a nuoto per Telethon, è tornato a posare nudo per eventi charity, si è perfino inventato un toga party all'interno del reparto d'ospedale a Milano dove è stato ricoverato. Le sue tante iniziative per il sociale hanno sensibilizzato adulti e ragazzi sul fatto che «si può essere belli, protagonisti e registi della propria vita anche se malati e condannati. «Così mi scrivono in tanti per dire che la mia storia può salvare tutti coloro, specie giovani, che smettono di vivere perché sono malati».

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