Madre fa lo sciopero della fame sulla tomba del figlio morto sul lavoro: «Voglio risposte»

Martedì 24 Settembre 2019
Madre fa lo sciopero della fame sulla tomba del figlio morto sul lavoro: «Voglio la verità»

«Sono anni che mi batto per conoscere la verità, ma tutti mi hanno abbandonato. Da oggi non mi muoverò dalla tomba di mio figlio fino a che non avrò risposte»: è un appello disperato quello di Lena Dodaj, madre di Maringleno, un operaio di origine albanese morto a 25 anni, il 18 ottobre del 2011, dopo essere precipitato dal tetto di una ditta di Narni Scalo. La donna, che chiede di fare piena luce sulla vicenda, in particolare sulle ultime ore del giovane trascorse all'ospedale di Terni, ha iniziato oggi lo sciopero della fame.

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È la seconda protesta di questo tipo dopo quella intrapreso nel giugno 2017. La donna è decisa a dormire all'interno della cappella nella quale riposa il figlio, nel cimitero di Terni. «Sarò qui - ha detto - finché non verranno riaperte le indagini sulle cause della morte, sarà riesumato il corpo e io potrò vedere il luogo in cui è avvenuto l'incidente». Altrimenti, si dice pronta «a portare fuori da sola la bara». «E se mi faranno allontanare dalla tomba - aggiunge - stanotte dormirò in auto davanti al cimitero e domani mattina sarò di nuovo qui». «Mi appello a tutte le forze politiche e a tutti coloro che proteggono i cittadini abbandonati dalla giustizia» ha scritto su un grande cartellone che, insieme alle foto di Maringleno, ha affisso fuori dalla tomba.

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«È stato fatto il funerale di mio figlio - ha sostenuto - senza autopsia. Nessuno ha voluto darmi risposte, neanche i medici. Mi è stato persino negato il diritto di vedere mio figlio sul letto dell'ospedale: non ho potuto neanche dirgli addio. L'ho rivisto in una bara, tutto questo è di una crudeltà inaudita». La donna - che si è rivolta in passato anche al ministero della Giustizia e alla presidenza delle Repubblica - contesta in particolare quanto successo in ospedale. «Era arrivato cosciente - ha detto ancora -, ma dopo poche ore è morto. Mi hanno detto che era entrato in sala operatoria, ma in realtà è morto al pronto soccorso. Che cosa è successo?». Le indagini a carico dei medici coinvolti sono state però archiviate su richiesta della stessa procura di Terni. Due condanne ad un anno e mezzo e ad un anno sono state invece inflitte nell'ambito del procedimento relativo all'incidente sul lavoro.

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