Scandalo procure, Luca Palamara e Stefano Fava a processo per le rivelazioni alla stampa

Scandalo procure, Luca Palamara e Stefano Fava a processo per le rivelazioni alla stampa
di Egle Priolo
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Venerdì 15 Ottobre 2021, 17:27 - Ultimo aggiornamento: 18:52

PERUGIA - Luca Palamara e Stefano Fava sono stati rinviati a giudizio a Perugia dal giudice Angela Avila nell'ambito dell'inchiesta relativa alle rivelazioni e utilizzazioni di segreti d'ufficio.

Per l'ex consigliere del Csm, assente oggi in aula, è stata confermata l'accusa principale in concorso con l'ex pm di Roma per aver rivelato notizie d'ufficio «che sarebbero dovute rimanere segrete» e in particolare per aver rivelato a due quotidiani «che Fava aveva predisposto una misura cautelare nei confronti di Amara per il delitto di autoriciclaggio e che anche in relazione a tale misura il procuratore della Repubblica non aveva apposto il visto». Prosciolto, invece, per le altre accuse, compresa la rivelazione in relazione all’esposto presentato da Fava al Comitato di Presidenza del Csm, che gli era stata contestata in concorso con l’ex procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio, già assolto a luglio dal gup Piercarlo Frabotta, dopo aver scelto il il rito abbreviato.
Stefano Rocco Fava, inoltre, dovrà rispondere in dibattimento anche delle accuse di accesso abusivo a sistema informatico e di abuso d’ufficio. Nel procedimento Fava, all’epoca dei fatti sostituto procuratore nella capitale e oggi giudice civile a Latina, è accusato di essersi «abusivamente introdotto nel sistema informatico Sicp e nel Tiap acquisendo verbali d'udienza e della sentenza di un procedimento». Fatto che secondo i sostituti procuratori Gemma Miliani e Mario Formisano è avvenuto «per ragioni estranee rispetto a quelle per le quali la facoltà di accesso era attribuita», con l'obiettivo invece di «avviare una campagna mediatica ai danni di Pignatone, da poco cessato dall’incarico di procuratore di Roma e dell'aggiunto Paolo Ielo». Secondo l’accusa, Fava avrebbe acquisito atti di procedimenti penali «per far avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell'allora procuratore Pignatone» ed «effettuare una raccolta di informazioni volta a screditare Ielo, anche attraverso l'apertura di un procedimento penale a Perugia» e quindi «a cagionare agli stessi un danno ingiusto». Proprio Ielo, assistito dall’avvocato Filippo Dinacci, si è costituito come parte civile (ma nei soli confronti di Fava, dopo le scuse di Palamara in aula), insieme all'Avvocatura dello Stato e all'associazione Cittadinanzattiva. 
Il processo inizierà davanti al terzo collegio del tribunale penale di Perugia il prossimo 19 gennaio.

Tra un mese, il 15 novembre, invece, per Palamara e l'amica Adele Attisani si darà il via al dibattimento per il troncone principale dell'inchiesta perugina che vede l'ex presidente dell'Anm accusato di corruzione.

«Il proscioglimento sulla vicenda relativa all'accusa di rivelazione in concorso con Fuzio conferma quello che ho sempre sostenuto». Così all'Adnkronos l'ex consigliere del Csm Luca Palamara dopo la decisione del gup di Perugia Angela Avila. «Il mio impegno per la verità continua. È giusto che tutti sappiano come sono andate realmente le cose - sottolinea - Basta verità di facciata, basta ipocrisie. A breve presenterò il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro la decisione di rimozione decisa dal Csm soprattutto alla luce di quanto emerso dai verbali relativi alla Loggia Ungheria».

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