Santa Maria Capua Vetere, pestaggi in carcere: sospesi i 52 agenti. Cartabia: «Tradita la Carta»

Santa Maria Capua Vetere, pestaggi in carcere: sospesi tutti gli indagati. Il racconto dei detenuti: «Una mattanza»
di Valentina Errante
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Mercoledì 30 Giugno 2021, 14:23 - Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 09:39

Saranno tutti sospesi i 52 agenti della polizia penitenziaria raggiunti da provvedimenti cautelari per l’ «orribile mattanza», come l’ha definita il gip, che si è consumata, la sera del 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Ma il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria sta valutando ulteriori provvedimenti per gli altri soggetti non destinatari delle misure cautelari. Tra agenti e funzionari sono 115 le persone coinvolte a vario titolo nel pestaggio. Il ministro della Giustizia Marta Cartabia è già intervenuta: il vertice è stato convocato ieri matina in via Arenula. Il Guardasigilli ha definito «un tradimento della Costituzione» i fatti e chiesto approfondimenti sull’intera catena di responsabilità, esprimendo ferma condanna insieme con il capo del Dap, Bernardo Petralia. Intanto, oltre al video chock, nel quale i detenuti vengono pestati e umiliati, spunta anche un altro filmato che documenta le percosse inflitte a un giovane detenuto straniero, malato, morto 28 giorni dopo le violenze.

Pestaggi in carcere, le reazioni

Per Cartabia «di fronte a fatti di una tale gravità non basta una condanna a parole. Occorre attivarsi per comprenderne e rimuoverne le cause, perché fatti così non si ripetano». La ministra parla di «Un’offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa, che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore, per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere». Oggi pomeriggio, intanto, a Santa Maria Capua Vetere, è atteso il leader della Lega Matteo Salvini per un incontro con la Penitenziaria: «Chi sbaglia paga - ha detto in una intervista - soprattutto se indossa una divisa, però non si possono coinvolgere tutti i 40mila donne e uomini di polizia penitenziaria e non si possono sbattere in prima pagina con nomi e cognomi. Serve rispetto». Il senatore dem Cesare Mirabelli lo taccia di «ambiguità», mentre per il segretario del Pd Enrico Letta le immagini dei pestaggi sono «intollerabili» e, soprattutto, «gravissime» in quanto «ascrivibili a chi deve servire lo Stato con lealtà e onore».

L'altro video

Tra i video agli atti dell’inchiesta figura anche quello che ha documentato le violenze inflitte ad un 27enne detenuto algerino affetto da schizofrenia trovato morto in cella il 4 maggio 2020. Lì c’era finito a colpi di manganello trascinato per la maglia, la sera della «perquisizione straordinaria» disposta dopo le proteste del giorno precedente. L’uomo figurava tra i 15 detenuti del reparto Nilo classificati come pericolosi. La sua morte, per l’ufficio inquirente guidato dal procuratore Maria Antonietta Troncone, frutto delle violenze subìte quasi un mese prima. Un’ipotesi non sposata però dal gip Sergio Enea che invece ha classificato quel decesso come un suicidio. Il giovane, secondo molti altri detenuti, assumeva oppiacei, neurolettici e benzodiazepine che gli infermieri gli somministravano affidandosi «a un’inopportuna autogestione terapeutica». Secondo i carcerati una prassi. E più ne chiedeva, più gliene davano, quando era nel reparto Nilo. Ma in isolamento la somministrazione dei farmaci aveva subito un arresto e l’uomo non faceva altro che lamentarsi, gridare e chiedere aiuto. Era dolorante, alle costole, alle gambe ma soprattutto al capo. Durante il trasferimento aveva sferrato un pugno a uno degli agenti scatenandone la reazione: per questo gli avrebbero schiacciato la testa contro il pavimento e, a colpi di bastone, era stato trascinato in reparto. In cella, per 3-4 giorni, è rimasto su un letto spoglio senza parlare, lo stesso sul quale la mattina del 4 maggio è stato trovato senza vita. «Aveva sempre dolore alla testa e vomitava sangue», hanno riferito alcuni detenuti ascoltati dai pm. La sera prima aveva chiesto a un altro detenuto che gli dava assistenza di salutargli la mamma. Ad ammazzarlo sarebbe stata una quantità tossica di farmaci assunti in rapida successione, che avrebbe causato un edema polmonare acuto e poi un infarto.

Carcere Santa Maria Capua Vetere, ecco il video del pestaggio dei detenuti

Gli interrogatori

Ieri, intanto, si sono tenuti 9 dei 52 interrogatori di garanzia programmati dal gip Sergio Enea (l’ultimo il 7 luglio). Tre erano in videoconferenza dal carcere: Salvatore Mezzarano, Oreste Salerno e Pasquale De Filippo. Quest’ultimo ha risposto al gip e in un’ora e mezza contestato le accuse che gli sono state mosse. L’ispettore Mezzarano, invece, ritenuto il «co-organizzatore ed esecutore», ha voluto rilasciare una dichiarazione spontanea solo per dire di avere eseguito gli ordini dei superiori. Gli altri si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. 

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