Nicolò Maja, il padre uccise a martellate madre e sorella: solo lui si salvò. «Ora inizia una nuova vita, ma non dimentico l'orrore»

Dopo più di 4 mesi in ospedale il 23enne dovrebbe presto tornare a casa dai nonni materni. Il sindaco di Samarate ha pubblicato una foto su Facebook

Nicolò Maja, il padre uccise a martellate madre e sorella: solo lui si salvò. «Ora inizia una nuova vita, ma non dimentico l'orrore»
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Martedì 13 Settembre 2022, 09:06 - Ultimo aggiornamento: 16:53

«Grazie a chi mi è stato vicino, anche solo col pensiero e con le parole. Voglio dire grazie a tutti. Ora inizia una nuova vita e cercherò di ricostruirla. Sono pronto per questa avventura, ce la metterò tutta». Potrà tornare a casa Nicolò Maja, il 23enne di Samarate (Varese) unico superstite della strage compiuta dal padre Alessandro Maja che il 4 maggio ha ammazzato la moglie e la figlia e ha ferito gravemente il giovane che dopo più di 4 mesi in ospedale dovrebbe presto tornare a casa, dai nonni materni, a Cassano Magnago (Varese). Nelle scorse ore i suoi progressi sono stati postati dal sindaco di Samarate, Enrico Puricelli, che ha voluto incontrarlo per dargli il bentornato. «Il cammino è ancora lungo, ma ha avuto una ripresa davvero strepitosa» ha confermato il suo avvocato, Stefano Bettinelli, «ha ripreso tutte le facoltà cognitive, mentre per il resto ci vorrà una lunga riabilitazione, un intervento chirurgico da fare, ma gli auguro di tornare ad una vita piena e che possa superare il dramma che ha vissuto».

Alessandro Maja, famiglia sterminata. La figlia 16enne ha provato a difendersi dalla furia del padre. «Si era svegliata»

Prese a martellate nel sonno

Nicolò aveva realizzato il suo sogno e aveva ottenuto da poco il brevetto di volo. Voleva fare il pilota. La madre, Stefania Pivetta, 56 anni, ne aveva elogiato le qualità e la determinazione su Facebook, mentre la sorella minore, Giulia, di 16 anni, era una «ragazza dolcissima», come l'hanno sempre definita familiari, amici e compagni di scuola e conoscenti. Il padre, di 57 anni, nella notte tra il 3 e il 4 maggio scorsi, ha impugnato un martello e ha ammazzato, mentre dormivano, moglie e figlia e ha ferito Nicolò che, forse risvegliato dalle grida o dai rumori, potrebbe aver avuto il tempo di lottare ed evitare il colpo mortale.

Il padre ha tentato il suicidio

Maja, prima piantonato in un reparto di psichiatria e ora in carcere, ha infine tentato di uccidersi dandosi fuoco, senza riuscirci. Una settimana dopo, reo confesso, al gip di Busto Arsizio (Varese), Piera Bossi, ha cercato di spiegare i due omicidi e il tentato omicidio dei familiari con «l'ossessione per i debiti. Mi sentivo un fallito - aveva sostenuto -, responsabile di non poter garantire lo stesso tenore di vita alla famiglia in futuro, ma non so perché ho agito così». L'avvocato dei Pivetta, Stefano Bettinelli ha replicato poco dopo affermando che, «se ci si sente oppressi dai debiti, come spesso accaduto, di solito ci si uccide ma non si ammazza la famiglia».

Il risveglio dal coma

Il 23enne, inizialmente in coma, si è svegliato alla fine di maggio e nei tre mesi successivi le sue condizioni sono lentamente migliorate. l giovane, ritratto in un selfie postato in rete con il sindaco di Samarate Enrico Puricelli, si é mentalmente ripreso, seppure abbia ancora difficoltà deambulatorie. Ha già trascorso alcuni giorni fuori dal letto dove è rimasto per quasi quattro mesi, uscendo per qualche ora nel fine settimana a casa dei nonni materni. 

 

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