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Salerno, padre rifiuta relazione gay della figlia, accoltella lei e la ragazza. L'uomo ubriaco: «Morite insieme, sono pronto a farmi 30 anni di carcere»

"Mia madre ha assistito all'aggressione e non ha fermato mio padre, anzi ha provato a bloccarci mentre scappavamo"

Salerno, padre rifiuta relazione gay della figlia, accoltella lei e la ragazza: «Voglio fare 30 anni di carcere»
di Carmen Incisivo
4 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 14:11 - Ultimo aggiornamento: 13 Agosto, 07:43

Sono attualmente rifugiate in Calabria, dove sono arrivate ancora scosse dalla violenza, cieca e folle, di cui potevano restare vittime. Francesca e Immacolata sono, purtroppo, le protagoniste dell’ennesima storia di discriminazione che poteva diventare una tragedia. Aggredite con un coltello dal padre di una delle due, probabilmente infastidito da una relazione di cui era a conoscenza ma che, evidentemente, non aveva mai accettato. 

Padre non accetta relazione gay della figlia: accoltella lei e la compgna


Francesca e Immacolata sono innamorate da più di un anno, vogliono sposarsi e diventare genitori. Per farlo, però, c’è bisogno di mettere da parte dei soldi. Per questo decidono di spostarsi a Salerno, ospiti di un parente, per cominciare, dopo qualche giorno, a lavorare in un negozio. All’improvviso il papà di Immacolata perde la ragione - questo è quello che racconta sua figlia, affermazioni che diventano poi una denuncia alle forze dell’ordine con l’aiuto del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli. 


IL RACCONTO <QA0>
La ricostruzione di Immacolata - che intanto ha trovato rifugio a Crotone e prova a tenere al sicuro la sua compagna - è lucida: «Papà era già alterato dall’alcol e diventava sempre più minaccioso, sosteneva che voleva prendersi trent’anni di carcere». Chiede alle ragazze di uscire per un caffè e porta con sé un coltello. È l’abbraccio delle due innamorate che gli fa perdere le staffe: «Voi volete morire insieme? È arrivato il momento» sono le parole pronunciate dall’uomo. L’aggressione parte in un attimo, L’uomo si avventa su Francesca, Immacolata la difende. Riportano entrambe qualche piccola ferita superficiale. Si danno alla fuga, sostengono di essere inseguite fino all’alba. Poi la denuncia alla polizia e la fuga verso la Calabria dove oggi cercano di allontanare i cattivi pensieri ricacciando indietro le lacrime. «Lui nega - spiega Immacolata - ma noi abbiamo le prove di quello che ha fatto». 


IL DOLORE<QA0>
«Emotivamente siamo molto provate - raccontano le ragazze da Crotone, dove restano nascoste - Francesca non dorme, si sveglia ogni tre ore. Siamo molto provate». Sono entrambe decise ad andare avanti con la denuncia perché quel padre violento paghi per quello che ha tentato di fare. «Non è la prima violenza di cui sono vittima - ricorda Immacolata - a mio padre chiedo di pentirsi per quello che ha fatto, deve chiedere scusa prima a sé stesso per la cattiveria che aveva in quel momento. La violenza non è una cosa tollerabile. A mia madre vorrei ricordare solo che mi ha portata per nove mesi nella pancia, dovrebbe ricordarsi il suo ruolo di madre, l’amore che una mamma ha per i propri figli, mi doveva difendere senza tentennamenti ma non l’ha fatto. Sono addolorata perché non doveva permettere a mio padre di afferrare quel coltello, doveva fermarlo quando ha capito che cosa stava per succedere». 


Nel futuro di questa coppia - 39 e 21 anni - c’è solo la voglia di costruire una famiglia sana, di lavorare e di stare bene insieme. «Vorremmo costruire casa nostra - dicono le giovani - provare ad avere un bambino, lontano dalla violenza». Quanto è accaduto ha spinto le ragazze a lanciare un appello a chi è vittima di discriminazione e violenza: «Chiedete aiuto, risorgete dalle vostre ceneri - spronano - rivolgetevi a una comunità, a persone che possano aiutarvi e soprattutto vincete la paura. Se è necessario - proseguono - scappate dai vostri genitori, difendete e fate liberamente le vostre scelte. I nostri genitori devono capire che la nostra felicità deve essere anche la loro. Loro hanno vissuto la loro vita, noi siamo esattamente uguale a loro. Siamo omosessuali ma siamo uguali agli etero, solo unendoci possiamo vincere questa battaglia di civiltà perché quello che è accaduto a noi non accada mai più». 


«Storia folle e agghiacciante» commenta il consigliere regionale Borrelli che, nelle ore successive al fatto, ha raccolto la denuncia delle giovani offrendo loro l’assistenza di cui avevano bisogno: «Nel 2022 è assurdo rischiare la vita per i propri orientamenti sessuali».
Carmen Incisivo

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