Ruby ter, la teste: «Berlusconi le regalò 6 milioni». Pier Silvio non voleva Olgettine a Mediaset E spunta il nome di Balotelli

Lunedì 20 Gennaio 2020
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Ruby ter, la teste: «Berlusconi le regalò 6 milioni». Pier Silvio non voleva Olgettine a Mediaset

«Ruby Rubacuori aveva preso 6 milioni di euro da Berlusconi, che le aveva comprato anche una casa in Messico». Lo ha raccontato in aula durante il processo Ruby Ter la giornalista inglese Hannah Roberts, che nel 2013 ebbe due incontri con l'ex showgirl dominicana Marysthell Polanco, e poi pubblicò un articolo sul MailOnline, e che oggi è stata sentita come teste nel processo 'Ruby ter'. La teste, sempre riferendo i racconti di Polanco, ha detto che Nicole Minetti avrebbe ricevuto da Berlusconi «un milione di dollari».

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Buste con soldi circolavano dall'ex avvocato di Ruby Rubacuori Luca Giuliante e gli imputati nel processo 'Ruby ter', alla stessa Karima El Mahroug. È il centro della testimonianza resa stamani nel dibattimento che vede tra i 29 imputati Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari, da un peruviano, custode di un palazzo a Milano in cui aveva lo studio il professionista. Il teste ha raccontato, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Luca Gaglio, di aver portato queste «buste», che gli aveva affidato l'avvocato Giuliante, due volte nel 2014, una volta alla stessa Karima e un'altra ad un amico di lei, sempre su indicazione di Ruby. «Una volta - ha spiegato - mi sembra che Giuliante mi abbia detto "fai attenzione che ci sono soldi». Ha detto anche di essere stato pagato per questo servizio «150 euro» e che in una delle due volte non gli era stato detto che ci fosse denaro dentro. Il portinaio ci ha tenuto a dire ai giudici: «Non ho fatto nulla di male, ringrazio questo Paese che mi ha dato tutto».

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«Prima mi chiamava lei, Ruby - ha chiarito il teste - e mi diceva di andare da Luca (Giuliante, ndr) a prendere delle buste per portarle a Genova da lei. L'avvocato mi consegnava la busta e io non mi sono mai permesso di chiedere cosa ci fosse dentro». Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ha letto, però, alcuni messaggi WhatsApp dell'ottobre 2014 nei quali il portinaio parlava con Ruby, per tre giorni consecutivi, ed entrambi facevano riferimento ad una busta con «soldi». «Lei era diventata un po' pesante, perché pensava che io lavorassi per lei», ha aggiunto l'uomo, che ha spiegato, invece, di essere amico dell'avvocato Giuliante, anche lui accusato dai pm di corruzione in atti giudiziari, perché avrebbe fatto, secondo l'accusa, da intermediario nelle consegne di denaro da Berlusconi alla ragazza, il cui 'silenzio' sulle serate ad Arcore sarebbe stato pagato dal leader di FI, così come quello di altre 'olgettine'. Il testimone, in una fase della sua deposizione, si è commosso e ha voluto anche dire direttamente ai giudici della settima penale: «Io sono in un Paese che mi ha dato tutto, non sono abituato a queste cose, non ho fatto niente di male».

Pier Silvio Berlusconi non voleva olgettine a Mediaset. Marysthell Polanco «mi ha detto che il figlio di Berlusconi», ossia Pier Silvio, «non voleva che lei e le altre ragazze», coinvolte nello scandalo delle serate ad Arcore, «lavorassero a Mediaset». È un altro dei particolari della testimonianza della giornalista inglese Hannah Roberts, che incontrò due volte l'ex showgirl dominicana e che oggi è stata ascoltata nel processo ' Ruby ter' a carico dell'ex premier e di altre 28 persone, tra cui molte 'olgettine', Polanco compresa. La stessa Polanco, infatti, le avrebbe riferito che «aveva un contratto con Mediaset, però non lavorava».

E ancora: «Mi ha detto che lei sapeva dei rapporti sessuali di Ruby minorenne con Berlusconi, ma non sapeva se lui fosse a conoscenza della sua minore età». Nel «gruppo», sempre stando alla versione di Polanco riferita dalla cronista, «c'era anche un'altra minorenne, Iris Berardi». Il leader di FI, dopo lo scoppio dello scandalo, «aveva provveduto a far portare Iris in un luogo segreto, perché non avesse contatti con altre persone».

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La cronista ha spiegato davanti ai giudici che Polanco per un'intervista video aveva chiesto 2 milioni di euro, ma il 'MailOnline' le avrebbe dato al massimo 30mila euro e, dunque, l'ex showgirl aveva rifiutato. La giornalista registrò comunque i colloqui, all'insaputa di Polanco, e pubblicò l'articolo, non nel 2013, ma nel 2015, due anni dopo, quando l'ex soubrette iniziò a dichiarare pubblicamente che avrebbe detto la «verità» sul «bunga-bunga». La «verità» di Polanco, ha specificato Roberts, era, in sostanza, il fatto che lei e le altre ragazze avevano detto il falso nei processi sul caso Ruby, parlando di «cene eleganti», e che per fare questo «erano state formate, istruite dagli avvocati di Berlusconi, in tre occasioni», anche a casa dell'ex premier.

Polanco e la brasiliana Iris Berardi avrebbero avuto una «formazione maggiore, speciale» rispetto alle altre perché «Iris era minorenne e Polanco sapeva più cose». La dominicana avrebbe anche riferito alla cronista che «avevano le domande che sarebbero state poste nei processi e avevano anche le risposte» che avrebbero dovuto dare. La stessa Polanco le ha detto che «lei e Ruby avevano una stanza assieme ad Arcore, che condividevano» e che l'ex showgirl ad un certo punto «voleva vendere anche un video che aveva fatto a Berlusconi, in cui lui parlava male, con parole razziste di Balotelli». Il video è agli atti del procedimento.
 

 

L'ex 'olgettina' le parlò non solo dei soldi che avrebbero intascato Ruby e altre ragazze, ma anche del «coaching», ossia delle «istruzioni» che le 'olgettinè avrebbero ricevuto dagli «avvocati» dell'allora premier per «non dire la verità» sul 'bunga-bungà. «Polanco disse che Ghedini era il coach», ha aggiunto la cronista, riferendosi allo storico legale dell'ex Cavaliere (la sua posizione è stata archiviata).

Incalzata, poi, dalle domande del legale di Berlusconi, l'avvocato Federico Cecconi, la giornalista ha specificato che la stessa Polanco «un giorno diceva di aver avuto rapporti con Berlusconi, il giorno dopo no». E ha precisato: «Non posso essere sicura del grado di affidabilità di Polanco». Mentre il legale dell'ex soubrette, l'avvocato Paolo Cassamagnaghi, ha messo in evidenza il fatto che l'ex 'olgettina', la quale di recente è tornata ad annunciare che nel processo dirà la «verità», non aveva dato l'assenso alla pubblicazione delle sue dichiarazioni.

Dal canto suo, il difensore di Karima El Mahroug, l'avvocato Paola Boccardi, ha fatto notare alla teste che nelle trascrizioni del secondo incontro con Polanco quest'ultima aveva parlato di altre cifre per la marocchina, come «60mila euro». La cronista ha risposto spiegando che il giorno prima, però, «mi parlò di 6 milioni». 

Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 07:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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