Roma, detenuto morto nel carcere Regina Coeli. Un testimone: «Soffocato con un braccio al collo»

Lo hanno sentito urlare diverse volte, litigava con il compagno di cella

Roma, morto nel carcere Regina Coeli Carmine Garofalo: indagine per omicidio
di Michela Allegri
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Mercoledì 28 Settembre 2022, 00:34 - Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 08:49

Lo hanno trovato steso in terra, nella sua cella di Regina Coeli, la numero 24, in pieno pomeriggio. Carmine Garofalo, 49 anni, detenuto per tentato omicidio e tentata rapina, è morto il 16 agosto scorso, mentre era appoggiato alle sbarre in attesa di un caffè. Un decesso che il carcere ha catalogato come legato a cause naturali, ma sul quale ora indaga la Procura di Roma, dopo la segnalazione della Garante dei detenuti del Campidoglio, Gabriella Stramaccioni: Garofalo sarebbe stato ucciso, preso alle spalle e soffocato, forse dal compagno di cella.


LA DENUNCIA


A raccontarlo sono stati altri due detenuti, che hanno detto di avere assistito alla scena. Hanno spiegato che nell’ultimo periodo a Garofalo era stato cambiato compagno di reclusione: secondo la loro versione, il secondo letto della cella sarebbe stato occupato da un uomo pericoloso, con problemi psichiatrici e che aveva tentato di uccidere il suo precedente compagno di cella. Lo hanno sentito urlare diverse volte, hanno detto di avere assistito a scontri e liti.

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IL DECESSO


Il 49enne è morto verso le 17,30 del 16 agosto: il suo decesso è stato dichiarato dal personale sanitario alle 17,41. È stato trovato disteso al suolo all’interno della cella numero 24, nella settima sezione. Il soccorso e il massaggio cardiaco sono stati inutili, così come la corsa in ambulanza. I medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, che inizialmente sarebbe stato attribuito a un aneurisma. A distanza di una decina di giorni, la segnalazione dei detenuti: Garofalo sarebbe stato afferrato da dietro, la persona che era insieme a lui gli avrebbe stretto un braccio intorno al collo fino a farlo soffocare. I vicini di cella avrebbero anche detto che, all’arrivo degli agenti penitenziari il compagno di reclusione di Garofalo si sarebbe infilato a letto facendo finta di dormire. Poco prima sarebbe anche stato visto pulire in terra con uno straccio.

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«CADUTA ACCIDENTALE»


Alla Garante è stato detto che la versione ufficiale fornita parla di una caduta accidentale, a causa della quale Garofalo avrebbe sbattuto la testa a terra. Subito dopo i fatti, alcuni detenuti avrebbero iniziato a battere le inferriate gridando: «Assassini». Dopo questo racconto è stata inoltrata una segnalazione alla Procura, che stava già indagando sul decesso. Dalle relazioni sul detenuto e sul suo comportamento all’interno della prigione romana emergono alcuni dettagli: prima della morte, catalogata come «decesso naturale», c’erano state diverse segnalazioni nelle quali venivano evidenziate problematiche con il compagno di cella e atteggiamenti di protesta e di autolesionismo. Tanto che dal 2 agosto era stato disposto che la stanza venisse sorvegliata a vista. Intanto, dopo il caso, anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha disposto un’ispezione all’interno della casa circondariale.

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IL SOVRAFFOLLAMENTO


Nel mirino degli inquirenti, ora, oltre all’omicidio, potrebbe finire anche la scarsa sorveglianza delle celle, in un carcere alle prese con problemi di sovraffollamento: a Regina Coeli si trovano circa un migliaio di detenuti, mentre i posti a disposizione - secondo i dati diffusi dal ministero della Giustizia - sarebbero poco più di 600. 
Un problema che riguarda tutta l’Italia, dove tantissime case circondariali sono alle prese con allarmi sicurezza. Oltre al sovraffollamento, altri due dati preoccupano: la presenza di detenuti con malattie psichiatriche che si trovano in carcere, in attesa di venire collocati nelle Rems, e l’alto tasso di suicidi. Dall’inizio dell’anno già sessanta detenuti si sono tolti la vita. Nel mese di agosto si sono uccise all’interno delle prigioni addirittura 15 persone. L’ultimo caso, nel carcere Maresciallo Di Bona, ex Ucciardone, a Palermo. All’interno della nona sezione un detenuto ha cercato di farla finita legandosi le lenzuola attorno al collo. Il 18 settembre, invece, un recluso si è ucciso in bagno nel carcere napoletano di Poggioreale. La famiglia aveva chiesto più volte che venisse trasferito ai domiciliari per problemi di salute.

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