Incendio Centocelle, Morassut: «Clima di destabilizzazione, il termovalorizzatore fa paura. A Roma servono più poteri»

Il deputato dem: «I nomadi spesso sono utilizzati per bruciare materiali che poi viaggiano sui mercati illegali»

Incendio Centocelle, Morassut: «Clima di destabilizzazione, il termovalorizzatore fa paura. A Roma servono più poteri»
di Francesco Pacifico
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Lunedì 11 Luglio 2022, 08:22 - Ultimo aggiornamento: 08:28

Onorevole Roberto Morassut, dopo l'incendio di sabato lei ha parlato di terrorismo ecologico. Che cosa intende?
«In città il clima di destabilizzazione si tocca con mano: si può temere che esista il tentativo di creare paura attraverso questi atti. Il ruolo di accertare le cause di questi incendi è della magistratura, ma colpisce il fatto che siano frequenti e successivi all'annuncio di una nuova politica dei rifiuti che mira a costruire un sistema pubblico sia per l'economia circolare sia per la chiusura del ciclo. I luoghi colpiti sono sensibili». 


Parliamo di atti politici o dell'azione della criminalità?
«Le reti criminali esistono e non solo a Roma, da sempre, utilizzano gli incendi per i più diversi obbiettivi compreso quello dello sversamento illegale dei rifiuti».


Quali interessi sta mettendo in discussione il Campidoglio con il termovalorizzatore?
«È evidente che una politica pubblica dei rifiuti cambia tanti equilibri, mette in discussione interessi ma non voglio fare dietrologia. Tengo fuori il termovalorizzatore, ma il tema si pone anche sulla gestione della differenziata e del riciclo dei materiali. Faccio il solo esempio dei materiali ferrosi. Per i quali le popolazioni rom sono spesso sfruttate per pochi soldi per bruciare nei campi materiali che poi prendono la via di traffici internazionali, creando roghi tossici».


Gualtieri non ha nascosto i suoi dubbi sul susseguirsi di incendi.

«E i dubbi sono legittimi e vanno fugati o confermati con le indagini ma, come ripeto, i fatti accaduti non danno certo il senso della casualità. L'altro ieri le temperature erano miti e i terreni imbevuti del recente temporale».


Sembra un pezzo della sceneggiatura di Suburra.

«Roma ha bisogno di una armatura del potere democratico più forte. È diventata fragile. Per questo ci stiamo battendo, anche in Parlamento, per darle un nuovo ordinamento. Per questo da dieci anni sostengo che debba diventare una città regione con forti prerogative amministrative, finanziarie e legislative. La globalizzazione ha cambiato tutto e rafforzato poteri economici, reti criminali. Tutto ha cambiato scala. Meno il potere democratico che esprime l'interesse pubblico. Questa fragilità si paga alla fine anche sul piano dell'immagine e della narrazione: non è giusto per Roma e per i romani».


Lei ha parlato di una risposta popolare. Che cosa serve?
«I partiti, le reti civiche, le reti che organizzano interessi e professioni e che stanno sul territorio vanno coinvolte e rese attive per rispondere a quella che può essere una spinta a fermare un processo di riforma della politica dei rifiuti. Le istituzioni decidono e devono però dare respiro alle decisioni coinvolgendo il massimo del tessuto civile. Penso che in ogni Municipio si debba discutere di obbiettivi e progetti da realizzare per il nuovo ciclo dei rifiuti. Prendiamo, per esempio, la drammatica condizione dei territori ad est di Roma, una vera e propria terra dei fuochi di discariche abusive. Ci vuole un patto sociale, impianti e nuove infrastrutture, anche avvalendosi del lavoro straordinario che il Commissario per il risanamento delle discariche abusive, il generale Vadalà, da anni conduce».


Serve maggiore controllo da parte delle forze dell'ordine?
«Questo è importante. Ma serve accanto un patto sociale chiaro. Risanamento del territorio, sicurezza del territorio e modernizzazione di sistema vanno insieme e tutto va affrontato in un rapporto vivo col popolo, non limitandosi ad approvare delibere. Questo compito spetta ai partiti in primo luogo. In passato molto momenti difficili sino stati superati e vinti così».


A Roma l'immondizia lasciata per strada o gli sfalci non fatti possono facilitare gli incendi.
«L'amministrazione deve fare tutto il possibile per risolvere questi problemi. Non ci possono essere alibi, come ha detto anche il sindaco e la denuncia di possibili azioni criminali non deve essere un modo per alleggerire l'impegno quotidiano. Gli impianti arriveranno tra anni ma oggi ci sono già risposte immediate da dare. E sullo sfalcio, va ricordato che ci sono ampi aree, campagna aperta che entrano nel cuore della città, che sono private».

 

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