Rita Bernardini: «Il mio sciopero della fame per chiedere umanità nelle carceri sovraffollate»

Rita Bernardini: «Il mio sciopero della fame per chiedere umanità nelle carceri sovraffollate»
di Raffaella Troili
3 Minuti di Lettura
Domenica 26 Maggio 2024, 07:00

«Sono al sedicesimo giorno di sciopero della fame, che in Sicilia vale doppio...». Non è certo il primo, per Rita Bernardini, presidente di “Nessuno tocchi Caino” candidata al Parlamento europeo con la lista Stati Uniti d’Europa, capolista in Sicilia e Sardegna.

Il suo obiettivo è ottenere un segnale concreto da Governo e Parlamento sulle condizioni inumane e degradanti delle carceri italiane.

«La proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale dei detenuti che rispettano le condizioni per il rilascio “calendarizzata” in Parlamento grazie a un precedente sciopero della fame portato avanti con Roberto Giachetti, si è arenata alla vigilia delle elezioni europee. Come dire, di diritti umani e civiltà se ne parla dopo...».

Nel frattempo nelle carceri italiane la situazione è fuori controllo.

«Trentasei suicidi tra i detenuti, oltre a morti e gesti pericolosi. Il sovraffollamento non permette di seguirli dal punto di vista sanitario e rieducativo. Ci sono 14mila presenze in più rispetto alla reale capienza (61mila e 300 a fronte di 47mila posti): problema riconosciuto da tutti, a partire dal presidente Mattarella. Intanto i magistrati di sorveglianza risarciscono con denaro o sconti di pena migliaia di detenuti in base all’articolo 35 ter dell'ordinamento penitenziario sul sovraffollamento».

Ma il problema non si affronta.

«E io proseguo lo sciopero, in attesa di risposte dalle istituzioni. Lo Stato è fuori legge, inascoltate le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo e soprattutto il richiamo di Mattarella, garante della Costituzione, ha detto chiaramente alle forze politiche che dignità non è un carcere sovraffollato».

I risvolti sono tanti e pesanti.

«Non possiamo definirci democratici se accettiamo la tortura, sbattiamo in carcere e buttiamo la chiave.

Il messaggio è questo, e non dimentichiamo che dietro le sbarre ci sono anche innocenti, il 30% dei detenuti in custodia cautelare verrà riconosciuta innocente all'esito del processo. Ogni anno lo Stato risarcisce mille persone per ingiusta detenzione. Molti cittadini percepiscono poi che se una persona è sotto accusa, di fatto è colpevole. Non dimentichiamo il caso Zuncheddu, finito nella gogna, assolto dopo 32 anni. Ho visto tanti Zuncheddu ma anche tanti innocenti dietro le sbarre per piccoli reati, anche presidenti di Regione».

Nel frattempo tutte le carceri sono in sofferenza.

«Pannella lo definiva uno Stato criminale. L’emergenza riguarda i detenuti e gli agenti, da soli e sotto organico, ad affrontare persone fragili, psichiatriche, costrette a trattamenti inumani e degradanti. Circa 7mila detenuti devono scontare da 15 giorni a un anno, altrettanti da un anno a due. Migliaia più vicini al fine pena, potrebbero uscire. Faccio campagna elettorale cercando di ottenere con non violenza una risposta su temi di cui mi occupo da anni, comprese le misure alternative più efficaci ai fini della recidiva e il reinserimento sociale. La Salis ha detto che da candidata si occuperà di questi temi, di certo hanno dato tutti più spazio a lei che a me».

© RIPRODUZIONE RISERVATA