Regeni, pm vanno avanti: indagini su altri cinque 007

Regeni, pm vanno avanti: indagini su altri cinque 007
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Giovedì 2 Luglio 2020, 19:01

L'indagine della Procura di Roma sul rapimento e la morte di Giulio Regeni va avanti. Ed è una corsa contro il tempo perchè entro il prossimo autunno il pm Sergio Colaiocco, titolare del fascicolo, dovrà chiudere il procedimento. Il 4 dicembre scadono, infatti, i due anni dall'iscrizione nel registro degli indagati di cinque ufficiali del servizi segreti del Cairo accusati di sequestro di persona. Nel registro sono iscritti ufficiali della National security, i servizi di sicurezza interna. Si tratta del generale Sabir Tareq, dei colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal, del maggiore Magdi Sharif e dell'agente Mhamoud Najem. A questi nomi, per i quali Roma ha chiesto l'elezione di domicilio, potrebbero affiancarsi altri 007 che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda del ricercatore friulano trovato morto nel febbraio del 2016. Sono almeno altre cinque le persone su cui si stanno effettuando accertamenti, tutti colleghi degli ufficiali già indagati. I loro nomi spuntano dai tabulati telefonici forniti nei mesi scorsi dalle autorità egiziane.

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Oggi, dopo l'incontro di ieri tra i magistrati italiani ed egiziani che ha certificato lo stallo, è intervenuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sottolineando che il caso «è una questione che seguiamo con la massima attenzione, non rimaniamo affatto indifferenti, ora acquisirò anche maggiori informazioni» ma precisando come «da un incontro non è che ne deriva automaticamente un riposizionamento dell'Italia: non è che c'è un'automatica e biunivoca corrispondenza tra Procura della Repubblica e Palazzo Chigi». Intanto a piazzale Clodio si attende un riscontro alla rogatoria inviata nel maggio del 2019: nei 12 quesiti si fa riferimento agli altri uomini degli apparati che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda di Regeni. In particolare si chiedeva di «mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati». L'incontro avvenuto ieri, in videoconferenza, non ha portato a sostanziali cambiamenti. Il procuratore generale egiziano «ha assicurato che, sulla base del principio di reciprocità, le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte alla luce della legislazione egiziana vigente».

Sul punto però il Procuratore di Roma, Michele Prestipino, ha «insistito sulla necessità di avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell'aprile del 2019 ed in particolare in ordine all'elezione di domicilio degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell'agosto del 2017». Il vertice si è concluso senza che venisse fissato, fin da ora, un nuovo appuntamento tra i magistrati. Dal Cairo assicurano che «la Procura di Roma toccherà con mano la trasparenza della squadra di inquirenti egiziani e il desiderio di giungere alla verità nel prossimo periodo». Per i genitori del ricercatore l'Italia dovrebbe richiamare l'ambasciatore. Sul punto il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, taglia corto: «Non credo che il ritiro dell'ambasciatore sia una soluzione, non l'ho mai creduto per un semplice motivo: l'ambasciatore è sostanzialmente il rappresentante del suo Paese in un altro Paese. Se si toglie l'ambasciatore di fatto si finisce di dialogare, ma a noi interessa dialogare perché dobbiamo avere la verità su Regeni».
 

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