Reddito di cittadinanza, sulla maxi-truffa dei pachistani si muovono i pm: a Napoli nel mirino i Caf e un ufficio postale

Il caso Parco Verde di Caivano: «Quasi tutti i residenti del rione hanno richiesto l’assegno»

Reddito di cittadinanza, sulla maxi-truffa dei pachistani si muovono i pm: a Napoli nel mirino i Caf e un ufficio postale
di Antonio Crispino
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Lunedì 13 Dicembre 2021, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 10:31

La procura di Napoli Nord guidata da Maria Antonietta Troncone indaga sulla truffa dei pachistani con il reddito di cittadinanza ottenuto rubando le identità dei connazionali. Il fascicolo è stato affidato alla pm Patrizia Dongiacomo specializzata nei reati contro la pubblica amministrazione e le truffe. Le attività di indagine sono state delegate ai carabinieri che, in realtà, già da un paio di mesi starebbero seguendo la pista che conduce a un pachistano che vive in provincia di Napoli. Non solo, in procura è stato costituito un piccolo team composto da tre pubblici ministeri che lavorano prevalentemente su questo tema. Sotto osservazione non ci sarebbe solo il Caf di Sant’Antimo, quello a cui si appoggiava il pachistano ideatore della truffa svelata da Il Messaggero, ma anche altri patronati sparsi tra le province di Napoli e Caserta. 

Pachistani con reddito di cittadinanza a loro insaputa: truffa da 2 milioni svelata dal Messaggero in esclusiva

IL BOOM DI DOMANDE
È questa, infatti, l’area geografica in cui si è sviluppata la truffa dei pachistani. L’Inps ha preferito non rilasciare dichiarazioni ma da quello che risulta al Messaggero in questa zona le domande di reddito di cittadinanza attualmente in pagamento sono 22mila a fronte di 270mila abitanti. Questo non significa che i percettori siano solo 22mila. Infatti, per ogni domanda ci sono mediamente due familiari inseriti nella stessa pratica, cosa che fa crescere l’emolumento. 

«A Caivano ci sono due persone che sono arrivate a percepire 1700 euro al mese, più del mio stipendio da impiegato», ci dice una fonte interna all’INPS. 

Dici Caivano e pensi al “Parco Verde”, fortino della camorra, piazza di spaccio emergente dopo il declino di Scampia. «Non ho i dati aggiornati agli ultimi mesi ma praticamente quasi tutto il rione ha fatto richiesta di reddito» continua la nostra fonte. Al rione “Salicelle” di Afragola, altro simbolo della oppressione criminale, i carabinieri hanno scoperto un beneficiario del reddito che ogni mese riceveva 1500 euro poiché dichiarava quattro figli a carico. Peccato che tre di questi fossero sottoposti a misure cautelari e quindi non potessero ottenere il sussidio statale. «Il problema è tutto lì, al momento della presentazione della domanda si fanno delle autocertificazioni ma poi chi controlla? Senza contare che ci sono limitazioni legate alla privacy per cui l’INPS, ad esempio, non può richiedere se un soggetto è sottoposto a misure cautelari». 

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LE FALLE
Di queste falle nel sistema è sicuramente a conoscenza la banda di pachistani che, con la complicità di un Caf e un ufficio postale, ha messo in piedi una truffa da almeno due milioni di euro. «Poi consideri che il controllo del nucleo familiare per gli stranieri è più complicato perché cambiano di continuo residenza e non sempre i comuni hanno un Anpr aggiornato» ci dice questo impiegato che teme di essere licenziato. Anpr sta per Archivio Nazionale Popolazione Residente ed è il sistema informatico con cui i comuni gestiscono l’anagrafe. Alla banda, tutt’ora operativa, basta inserire le identità dei connazionali e indicare un numero di telefono nella loro disponibilità così da poter ricevere l’sms dell’Inps in cui si indica l’ufficio presso il quale ritirare la carta di credito. Non a caso, a novembre, durante un normale controllo dei carabinieri sono state rinvenute centinaia di schede sim non ancora attivate a casa di un pachistano. 

Possibilità di recuperare questi soldi? Quasi nessuna. Nell’ultimo anno la sola INPS che copre i comuni di Afragola, Cardito, Crispano, Caivano, Frattamaggiore, Frattaminore, Sant’Antimo, Grumo Nevano, Casandrino e Arzano ha chiesto la restituzione di quasi 2,5 milioni di euro. Tutti redditi di cittadinanza percepiti illegittimamente. Ad oggi non è stato incassato quasi nulla. Anche perché nel frattempo i pochi ispettori a disposizione hanno scoperto un’altra truffa, quella dei finti rapporti di lavoro e le finte Naspi. Epicentro? Sempre Sant’Antimo, lo stesso comune da cui è partita la truffa dei pachistani con il reddito di cittadinanza a loro insaputa. 
 

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