Ragazzina violentata durante rito satanico: condannati due educatori di una comunità

Martedì 23 Ottobre 2018

Punizioni fisiche «severissime», obbligo di vedere film dell’orrore e di partecipare a riti satanici. Durante uno di questi, una ragazzina subì anche delle ferite di cui ancora oggi, a distanza di anni, porta i segni sul corpo.
Confermata dalla Cassazione la condanna a otto anni e due mesi di reclusione per due educatori della comunità “Oberon” di Taviano(Lecce), Luigi Fattizzo, 56 anni, e il 48enne Stefano Portaccio.

Secondo l’accusa una ragazzina, della quale hanno anche abusato, venne costretta a subire un rito satanico. Le violenze si sono protratte per diversi anni, fino a quando sono stati denunciati da una delle vittime che aveva trovato il coraggio di parlare dopo aver lasciato la comunità insieme ai suoi due fratelli.

A queste prime dichiarazioni sono poi seguite quelle degli altri ragazzini maltrattati. In seguito alla perquisizione degli alloggi dei due responsabili della struttura sono stati trovati mantelli con cappucci, libri esoterici, film dell’orrore, tre crocifissi in legno, pezzi di vetro con i quali sarebbero state inferte le lesioni nella “messa nera” celebrata in una chiesa sconsacrata. Durante le indagini, sono stati ascoltati gli adolescenti che erano stati ospitati nella casa famiglia e il loro racconto è coinciso con quello delle altre vittime, alcune di loro venivano anche utilizzate per lo svolgimento di lavori per i quali i responsabili del centro ‘Oberon’ si facevano firmare le dimissioni in bianco e gli intimavano di tacere altrimenti avrebbero perso il lavoro con la piccola remunerazione. Non tutti si sono costituiti parte civile e questo, oltre ai vari riscontri, ha corroborato l’attendibilità delle accuse.

Nel corso del processo di primo grado, davanti al Tribunale di Lecce, i giudici hanno inviato in Procura le dichiarazioni di alcuni testi della difesa per falsa testimonianza, comprese quelle di una psicologa che aveva escluso che sui piccoli ospiti di ‘Oberon’ venissero compiute violenze nonostante «plurime testimonianze» avessero affermato di aver riferito proprio a lei «il fatto che abitualmente venivano inferte percosse dagli imputati» ai ragazzini senza che la dottoressa desse peso a questi fatti e adottasse iniziative per porvi fine. Tra il primo e il secondo grado, alcuni reati si sono prescritti.

Ultimo aggiornamento: 20:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA