Raffaella Maietta, morta suicida sotto il treno a Caserta: dopo 5 mesi indagato il marito (che la maltrattava)

Era nota come la "maestra dolce", la denuncia delle sorelle: "Insulti e vessazioni continue"

Raffaella Maietta, morta sotto il treno: dopo 5 mesi indagato il marito
di Marilù Musto
4 Minuti di Lettura
Sabato 1 Ottobre 2022, 06:39 - Ultimo aggiornamento: 07:57

CASERTA Il 5 maggio si è uccisa, disperata, lanciandosi sotto un treno in corsa nella stazione di Marcianise, in provincia di Caserta. Ieri, la verità sulla morte di Raffaella Maietta, insegnante di 55 anni, è venuta a galla: subiva i maltrattamenti dal marito. La sua casa - stando alle indagini - era una prigione di umiliazioni e offese. La violenza non era solo fisica, ma anche psicologica. A un certo punto si è tolta la vita. Dopo la morte è emerso il dramma: Luigi, marito apparentemente affettuoso, le aveva messo le mani al collo. Non una, ma più volte.
LE UMILIAZIONI
La controllava, «le impediva di iscriversi a un corso di ballo o in palestra», sostengono gli inquirenti, e la insultava per il semplice fatto di andare a lavorare: «Questo posto schifoso che hai preso, io ti avrei schiacciata sotto i piedi». Sulla base del racconto delle sorelle di Raffaella, il pm Gerardina Cozzolino ha incastrato il marito violento. Luigi Di Fuccia, operaio edile in una ditta dell'hinterland casertano, è indagato per maltrattamenti. Non c'è l'istigazione al suicidio, ma potrebbe essere il prossimo passo dell'inchiesta. Una cosa è certa: per Raffaella l'unico conforto erano i figli, ormai grandi e lontani da casa.

Stringe le mani al collo della moglie poi tenta di violentarla: «Dimmi con chi mi tradisci»

Ridotta in schiavitù per 22 anni dai parenti: botte e schiaffi, poteva lavarsi una volta al mese, niente riscaldamento


Era conosciuta come la «maestra dolce» dell'istituto comprensivo Aristide Gabelli, a Napoli. Ogni mattina andava in stazione a Marcianise, saliva sul treno e raggiungeva l'istituto. Per tutto il viaggio sedeva accanto alla collega Eugenia, spesso in silenzio. Il pomeriggio tornava a casa e chiamava i due figli: uno a Lodi e l'altra Firenze. Poi, si chiudeva in casa e aspettava il marito. Ciò che accadeva dentro le mura domestiche non lo raccontava a nessuno. Nelle occasioni di rimpatriate con la famiglia, però, le sorelle avevano assistito alle offese. E davanti alla tomba di Raffaella, nel giorno dei funerali, una delle due ha giurato di dire tutta la verità. Così è stato. Grazie alle indagini pare sia emersa una circostanza: Raffaella aveva scoperto qualcosa di grave sul conto del marito che, probabilmente, coinvolgeva anche un'altra persona. Luigi la offendeva e l'accusava di «togliere i soldi ai figli». Come quando aveva usato ottomila euro per impiantare una protesi dentaria. Il giorno in cui aveva subito un intervento alla clinica San Michele di Maddaloni, il marito non si era degnato di farle visita.

Guendalina Tavassi in aula: «Bastonata da mio marito, mi ha inseguito con una mazza da baseball»


Eppure, il giorno dopo il suicidio di Raffaella, Luigi si era stracciato le vesti: «Mia moglie - disse tra le lacrime - non ha mai dato segni di squilibrio, amava la famiglia, i figli. La nostra è stata una vita di sacrifici che abbiamo condiviso da giovani, sempre in armonia». Qualcosa in quel racconto non quadrava e la pm della procura di Santa Maria Capua Vetere si è accorta delle falle. Poi, davanti alla porta del suo ufficio erano comparse le sorelle di Raffaella: il quadro era completo. Sullo sfondo, le immagini delle telecamere della stazione di Marcianise il giorno del suicidio. Si vede Raffaella che si alza dalla panchina e tenta una prima volta di lanciarsi sui binari, ma ha un ripensamento. Passa qualche minuto e tenta di nuovo, questa volta riuscendoci. Le immagini riprese dai cellulari finiscono sui social e viene portato alla ribalta. Raffaella era una vittima.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA