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Il Nobel per gli aiuti che partono da Roma: il premio al World Food Programme

Il Nobel per gli aiuti che partono da Roma: il premio al World Food Programme
di Simona Verrazzo
4 Minuti di Lettura
Sabato 10 Ottobre 2020, 07:32 - Ultimo aggiornamento: 12:40

È andato al World Food Programme (WFP) il premio Nobel per la Pace 2020, che così torna, dopo un paio d'anni, a un'organizzazione internazionale piuttosto che a singole persone. Un riconoscimento che mette sotto i riflettori anche la città di Roma, dove il Programma Alimentare Mondiale ha il suo quartier generale.

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MOTIVAZIONI
La fame, la prima emergenza umanitaria al mondo anche in questo secondo millennio, si intreccia inevitabilmente con la crisi sanitaria che proprio tutto il mondo sta vivendo ormai da mesi, dovuta al Covid-19. Alimentazione e salute non possono che essere legate e anche al Comitato per il Nobel norvegese, a Oslo, ne sono consapevoli. «La pandemia di Coronavirus ha contribuito a un forte aumento del numero di vittime della fame nel mondo - si legge nella motivazione - Di fronte alla pandemia, il Wfp ha dimostrato un'impressionante capacità di intensificare i propri sforzi» nella lotta alla fame. E ancora, citando lo stesso Wfp, «fino al giorno in cui non avremo un vaccino medico, il cibo è il miglior vaccino contro il caos».

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Un chiaro riferimento a quanto sta accadendo al livello globale, sebbene dalla Norvegia abbiano subito sottolineato come l'assegnazione del Nobel sia avvenuta indipendentemente dalla pandemia in corso e a conferma, sempre nella motivazione, vengono citati alcuni paesi in cui il World Food Programme è più impegnato: Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Sud Sudan e Burkina Faso. E con questo premio la fame torna sotto i riflettori dopo che altre emergenze, come il cambiamento climatico, l'hanno relegata in secondo piano: il ricordo va al concerto evento Live Aid, organizzato nel 1985 da Bob Geldof per la carestia in Etiopia, ormai 35 anni fa.
L'assegnazione del Nobel per la Pace al Wfp riporta il premio in seno alle Nazioni Unite: fondato nel 1961, il World Food Programme è una delle tre agenzie dell'Onu preposte all'alimentazione e all'assistenza a essa collegate.


LA CAPITALE
La sua sede è a Roma, non casualmente, poiché nella Città eterna hanno i loro quartier generali anche la Fao e l'Ifad: tre agenzie che non soltanto combattono la fame nel mondo con interventi in situazioni di emergenza, ma aiutano i paesi più poveri e quelli in via di sviluppo a potersi sfamare da soli. «La presenza della sede centrale del Wfp a Roma non è certamente casuale - si legge sul sito del Wfp - È stata l'Italia a volerla, nell'ambito della scelta strategica del governo italiano di ospitare sul proprio territorio le organizzazioni multilaterali che costituiscono il cosiddetto Polo agroalimentare delle Nazioni Unite». Delle tre agenzie alimentari dell'Onu, il Wfp è il braccio operativo: è la più grande organizzazione al mondo di distribuzione di generi alimentari, che ha aiutati oltre 100 milioni di persone in circa 80 paesi.

Centro delle operazioni del Wfp è la Base di Pronto Intervento Umanitario (Unhrd), inaugurata nel 2001 a Brindisi, diventata un esempio al livello mondiale per questo genere di operazioni.
Stupore iniziale e sentito orgoglio sono gli stati d'animo che si sono succeduti ieri in via Cesare Giulio Viola 68, indirizzo di Roma dove ha la sede il Wfp. «Grazie di cuore per aver onorato il World Food Programme con il Nobel per la Pace 2020. Questo è un potente promemoria per il mondo che la pace e #famezero vanno di pari passo», ha scritto il Wfp su Twitter, poichè uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell'Onu, l'obiettivo numero 2, è proprio Fame Zero nel mondo.


L'assegnazione del Nobel per la Pace accende dibattiti perché non c'è niente di più neutrale e al tempo stesso di più politico della pace nel mondo. Con questo riconoscimento il Wfp ruba lo scettro all'altra romana Food and Agriculture Organization (Fao), prima e più grande delle tre agenzie alimentari dell'Onu.
 

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