Allarme povertà infantile: imprese ed enti in campo contro le disuguaglianze

Emergenza giovani in Italia: il 14% dei minori vive in condizioni di indigenza. Situazione critica per le ragazze: tra i 15 e i 29 anni una su 4 non studia né lavora

Allarme povertà infantile: imprese ed enti in campo contro le disuguaglianze
di Graziella Melina
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Venerdì 2 Dicembre 2022, 00:31

Quando il disagio economico rende difficile arrivare a fine mese, persino studiare diventa un lusso. In Italia si ritrovano in una sorta di pantano, senza prospettiva di ripresa, quasi un milione e quattrocentomila minori che vivono in condizioni di povertà assoluta, il 14,2% del totale degli under 18. Bambini e adolescenti costretti ad abbandonare gli studi, e spesso emarginati dalla società.

Ma soprattutto donne, obbligate per forze di cose a rinunciare ai propri sogni per dare una mano in casa oppure per crescere i figli. Un aiuto economico concreto a giovani donne che hanno voglia di proseguire il percorso formativo e quindi di rimettersi in gioco arriva ora dai volontari di Save the Children, Forum Disuguaglianze e Diversità, Yolk: grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo, hanno infatti deciso di sostenere l’emancipazione delle ragazze in situazioni di bisogno e contrastare l’abbandono scolastico.

Il progetto pilota, non a caso chiamato “Futura”, si svilupperà in tre città (Napoli, Roma e Mestre) e si rivolgerà a 300 donne. L’obiettivo dei promotori è ambizioso: riuscire a contrastare, seppure in parte, le tantissime situazioni di povertà educativa femminile, il fallimento formativo, l’abbandono scolastico, ma anche il sempre maggior diffondersi tra i giovani della condizione di “neet”, cioè quella fascia di giovani che non studiano, né lavorano, nella quale come è noto la percentuale di donne tra i 15 e i 29 anni, pari al 25%, è più ampia rispetto ai coetanei maschi pari al 21,2%. Come se non bastasse, la crisi economica degli ultimi anni ha aggravato la situazione di precarietà, colpendo soprattutto l’occupazione femminile, l’anello debole del mercato del lavoro.


IL CONTRASTO
«Unendo le forze già presenti sul territorio – spiega Andrea Morniroli, co-coordinatore del Forum disuguaglianze e diversità – vogliamo combattere la povertà educativa femminile, in particolare quella delle giovani donne che rischiano o di abbandonare precocemente gli studi o di completarli in una situazione di fallimento formativo. Abbiamo deciso di accompagnarle in percorsi di completamento degli studi e di emancipazione attraverso forme di sostegno, ossia assegnando budget educativi. Il progetto partirà dapprima in tre città in via sperimentale. È prevista la presa in carico di 300 ragazze o giovani donne, distribuite in maniera uguale su Roma, Napoli e Mestre».

In sostanza, l’iniziativa messa in campo da Futura proseguirà un lavoro che già da anni i volontari portano avanti nei quartieri periferici e in diverse realtà disagiate, dove al rischio di povertà economica si aggiunge sempre anche quella educativa.

«Proviamo a sperimentare un metodo di accompagnamento nuovo che consente di adeguare i sostegni alla situazione specifica di ogni donna presa in carico – precisa Morniroli - Ragazzine o donne o mamme giovani con bambini, costrette spesso a vivere in condizioni di disagio che riguardano l’abitazione, il reddito, o semplicemente le vicende familiari. Futura prevede risorse che per l’85 per cento saranno destinate alle donne, perché siano sostenute nel processo di emancipazione». 


NELLA CAPITALE
A Roma il progetto sarà portato avanti dall’associazione Yolk, impegnata da diversi anni a contrastare la povertà educativa. «Finora abbiamo lavorato al Sud, in Sicilia a Palermo – spiega la presidente di Yolk, Clementina Cordero di Montezemolo - La novità di questa iniziativa è che finalmente ci impegneremo anche a Roma, in particolare nei quartieri di Tor Pignattara, Laurentino e San Basilio. Per sostenere le giovani donne, facciamo riferimento anche qui alle realtà presenti del territorio».

Il progetto, che avrà durata di due anni, coinvolgerà donne dai 13 ai 24 anni segnalate dai volontari che operano sul territorio. «Il nostro aiuto è individualizzato – precisa Cordero di Montezemolo – Noi non vogliamo promuovere assistenzialismo, ma dare a ognuno quello di cui ha bisogno perché non interrompa il proprio percorso formativo. Ci inseriamo insomma in un affiancamento già avviato, sostenendo così le donne che sono più a rischio di essere escluse dal sistema di formazione e quindi dal mondo del lavoro».
 

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