Rapporto Caritas, in Italia 5 milioni di poveri assoluti

Sabato 16 Novembre 2019
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I dati sono pressoché stabili rispetto agli ultimi due anni, eppure è davvero impressionante pensare che nella nostra società, apparentemente opulenta, risultano in uno stato di povertà assoluta 1 milione 800mila famiglie (ovvero il 7% dei nuclei familiari) e sotto la soglia di povertà  oltre 5 milioni di individui (l'8,4% della popolazione). Una situazione non peggiorata -  2017 infatti l'incidenza si attestava al 6,9% per le famiglie e all'8,4% per gli individui - fotografata dal report 2019 della Caritas su Povertà ed esclusione sociale, pubblicato in occasione della Giornata mondiale dei Poveri. Ad incidere in modo particolare sulla povertà assoluta risultano per lo più la cittadinanza, l'ampiezza dei nuclei e l'eventuale presenza di figli minori, il livello di istruzione, l'età, lo stato di disoccupazione e, in caso di occupazione, il tipo di lavoro svolto.

L'Italia è il sesto Paese maggiormente a rischio di povertà d'Europa (27,3%), dopo Bulgaria (32,8%), Romania (32,5%), Grecia (31,8%), Lettonia (28,4%) e Lituania (28,3%), davanti alla Spagna (26,1%) che è settima. All'interno del nostro Paese forti le differenze tra Nord e Su. Nelle regioni di Sud e Isole l'incidenza della povertà assoluta sugli individui raggiunge rispettivamente l'11,1% e il 12,0% a fronte di valori molto più contenuti registrati nel Centro (6,6%) e nel Nord (6,8%). 

La novità  registrata nel 2018 è che tendono ancora ad aumentare i cosiddetti "working poor". In particolare cresce la situazione di criticità delle famiglie il cui "capofamiglia" è impiegato come operaio o assimilato; tra loro risulta povero in termini assoluti il 12,3% del totale. Colpisce e allarma il confronto tra la situazione delle famiglie di operai di oggi con quella antecedente al 2008: tra loro, in soli dieci anni, l'incidenza della povertà in soli dieci anni, l'incidenza della povertà assoluta è aumentata del 624% (passando dall' 1,7% del 2007 al 12,3% di oggi).
E non basta il reddito di cittadinanza che sicuramente prevede importi molto più sostanziosi del Rei ma vi sono degli sfavoriti: i nuclei con 5 e più componenti e i nuclei con figli minori che ricevono un aumento meno che proporzionale tanto che i singoli ricevono un contributo superiore della soglia di povertà, mentre le famiglie con 4 e più ricevono un importo sempre inferiore alla soglia di povertà. Anche perché la platea è molto più vasta anche se sono esclusi gli 87.000 nuclei di stranieri extra Ue che sono stati tagliati fuori dal criterio della residenza 10 anni e i senza dimora, i restanti poveri assoluti che non rispettano i criteri di residenza e quelli che non rispettano quelli di reddito e patrimonio.
 

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