Ponte Morandi, Genova riparte: primo pilastro pronto tra un mese

Lunedì 12 Agosto 2019 di Roberta Amoruso

Se il nuovo Ponte Morandi si chiamerà Cristoforo Colombo, Luigi Tenco o Fabrizio De Andrè, le idee più gettonate tra i genovesi, o semplicemente “il Ponte per Genova”, questo si vedrà. Sarà il Concorso di idee fissato per settembre con tanto di Commissione aggiudicatrice, a deciderlo. Ma nel frattempo, la corsa contro il tempo per restituire il viadotto a Genova tra otto mesi dice che la tabella di marcia è rispettata. A sentire il commissario straordinario per la ricostruzione, Marco Bucci, rimane ferma la promessa di conclusione dei lavori per il nuovo ponte nella primavera del 2020, con inaugurazione il 15 aprile. Forse anche prima, ha azzardato il vicepremier Matteo Salvini. Il calendario fissato è preciso. «A fine agosto i demolitori avranno finito la loro parte», sostiene Bucci. Ma è già in corso la ricostruzione e si sta lavorando sulle fondamenta di 11 delle 18 pile previste. La prima a salire è la 9. È già alta una ventina di metri. Per il resto, racconta il commissario, sono arrivate alcune delle 30 navi previste da qui a ottobre con gli impalcati. E dunque, «nella seconda metà di settembre», giura, «vedremo il primo pezzo, con l’impalcato montato su 2 pile».

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LE TAPPE
L’ultima fotografia dello stato di avanzamento racconta dei lavori di demolizione che vanno avanti per la pila 2, nel lato Ovest del cantiere di Ponte Morandi. Entro pochi giorni non esisterà più nemmeno l’ultimo pezzo rimasto del vecchio ponte. Sempre a ponente si lavora poi per la seconda campata e per l’elevazione di una nuova pila. Mentre sul lato Est, ultimata la demolizione dei palazzi di via Porro, prosegue la differenziazione delle parti ferrose e metalliche dal resto delle macerie delle pile fatte implodere oltre un mese facon le microcariche esplosive. Proprio su questo punto c’è l’attesa maggiore. Il sindaco e commissario alla ricostruzione vorrebbe usare i detriti per l’ampliamento verso il mare dello stabilimento di Fincantieri. Il piano è pronto, manca solo l’ok dal ministero dell’Ambiente. Ed eventualmente «ci sono anche un piano B e uno C, precisa Bucci». Qualcosa in più si capirà a fine agosto, sperando che la crisi di governo non si metta di mezzo. E intanto è attesa oggi dopo gli ultimi rinvii, l’apertura del bypass di via Porro. che garantirà alla Valpolcevera un nuovo asse di collegamento con il resto della città. Mentre i riflettori rimangono puntati su via Fillak e via Perlasca, due delle strade principali per collegare la Valpolcevera con il centro, da riaprire, «prima dell’avvio delle scuole». Se tutto andrà secondo i piani in questi mesi, entro dicembre sarà consegnato l’intero l’impalcato, cioè l’anima del ponte. Una struttura in acciaio, con una travata continua di 1100 metri costituita da 20 campate. Il progetto ideato da Renzo Piano e affidato a Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr, è ispirato ad una nave ormeggiata, con una struttura senza tiranti, una carreggiata larga dai 24 ai 26 metri, e 22 piloni che lo sorreggeranno. Sono 43 i lampioni che illumineranno il nuovo viadotto, uno per ciascuna vittima del disastro e le 43 vele di luce. Un piano da 220 milioni al netto dell’Iva, che permette un certo ottimismo anche sul fronte finanziario. «Autostrade sta continuando a pagare come da programma», aveva chiarito lo stesso Bucci dopo il tavolo con il premier, Giuseppe Conte, a fine luglio. E dunque Aspi ha già messo sul tavolo tutti i 290 milioni necessari, compresi i 19 della demolizione, nonostante la stessa società abbia presentato ben quattro ricorsi al Tar dopo il decreto Genova. Il principale si discuterà il 9 ottobre e chiede l’annullamento del decreto 2018 che ha nominato il commissario per la ricostruzione del Ponte Morandi, estromettendo la società dalla ricostruzione. Ma questo non cambierà la tabella di marcia. Il nuovo Ponte ci sarà comunque nel 2020.

Ultimo aggiornamento: 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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