Ponte Morandi, un indagato: crollo forse dovuto al cedimento di un cassone

Martedì 12 Novembre 2019
Ponte Morandi, un indagato: crollo forse dovuto al cedimento di un cassone

Il ponte Morandi potrebbe essere crollato perché potrebbe avere ceduto il cassone dopo le percolazioni (cioè il passaggio di un liquido attraverso un solido) di acqua che avrebbe corroso i cavi interni. A fare l'ipotesi è uno degli indagati per i falsi report sui viadotti per cui il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta di sospensione insieme ad altre persone. È il 25 gennaio 2019 e gli investigatori intercettano Marco Vezil (di Spea) e Carlo Casini (responsabile della sorveglianza dell'Utsa Genova dal 2009 al 2015). A fare l'ipotesi, si legge nelle carte dell'inchiesta, è Casini: «...O che il cassone ha mollato, perché metti che le campane, metti la sfiga che sulle campane ci percolava dell'acqua che entra in soletta, te l'hanno corroso, vum (ndr. rumore onomatopeico con cui Casini simula il crollo del ponte) ha mollato subito, mollando subito è venuto giù perché... certo che se effettivamente... lo strallo... perché che cosa può essere successo? Può essere successo che, ad un certo punto, il cassone comprimeva e ad un certo punto ha mollato!». Vezil, prova a ipotizzare una difesa e risponde: «però lì siamo deboli perché non andavano, nel cassone....». E Casini conferma: «non potevano andarci» gli ispettori di Spea. Il riferimento è alle mancate ispezioni ai cassoni che non sarebbero avvenute dal 2013.

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