Ponte di Genova, cambia il decreto: sì alle grandi imprese

Martedì 9 Ottobre 2018 di Umberto Mancini e Claudia Guasco

Non sono bastati 53 giorni. Il decreto per Genova, che ha impiegato quasi due mesi per vedere la luce, va riscritto. Da cima a fondo. Sparirà la norma, inserita dai 5Stelle, che impediva alla società di costruzioni legate ai concessionari autostradali anche con minime partecipazione azionarie di realizzare il ponte. Un dietro front annunciato, visto che il provvedimento, così come era stato scritto, escludeva di fatto quasi tutte le aziende italiane che operano nel settore, da Impregilo a Pizzarotti, da Cmb a Itinera. In campo sarebbe rimasta solo la padovana Cimolai. Resta fermo invece il no secco ad Autostrade che, salvo colpi di scena in sede di conversione, non potrà toccare nemmeno una pietra. Eppure, sempre ieri, l'ad del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci, era tornato alla carica, ribadendo la disponibilità a demolire e ricostruire il viadotto, come previsto dalla concessione e dalle norme europee, e a farlo in nove mesi. Il manager ha poi rimandato al cda la decisione su un eventuale ricorso. Di certo l'offerta, che abbrevierebbe i tempi, come ha più volte detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, resta ancora in pista.

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LE CONTESTAZIONI
A spingere l'esecutivo a cambiare il decreto è stato anche l'Antitrust che ha messo in luce l'errore. Un divieto, quello alle ditte di costruzioni, che avrebbe causato una accesa battaglia legale, e che ora verrà corretto con un emendamento al testo. L'autorità ha invece rinnovato il no ad Autostrade, che non potrà realizzare l'infrastruttura, come chiesto dall'esecutivo.
Ma ieri è stata anche la giornata della protesta, con durissime contestazioni al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. La rabbia e la frustrazione degli abitanti della zona rossa è condensata in uno striscione: «Liberate la Valpolcevera». Erano in cinquemila in piazza Caricamento, nel cuore del porto antico di Genova. Sfollati, commercianti, abitanti dei quartieri isolati dopo il crollo, lavoratori portuali. Senza bandiere e tutti insieme: hanno chiesto risposte concerete: che le vie siano riaperte e i negozi possano rialzare le saracinesche. E al ministro delle Toninelli, fischiato abbondantemente, hanno portato un regalo, un modellino di ponte Morandi con dietro un muro, simbolo della città tagliata in due.
Al sindaco-commissario Marco Bucci e al governatore Giovanni Toti hanno invece gridato: «Aprici la strada sul Polcevera». Per gli abitanti del quartiere ferito è importante che riprenda la viabilità, siano potenziati i servizi sanitari e difeso il lavoro. «Oltre il ponte c'è la voglia di ripartire e avere risposte concrete», incitano al megafono gli organizzatori.

LE RICHIESTE
«Al ministro Toninelli abbiamo detto: non raccontateci bugie, la città non ne ha bisogno. Vogliamo impegni seri, concreti, fattibili», afferma Franco Ravera, referente degli sfollati del ponte Morandi, al termine di un incontro proprio con Toninelli nella Capitaneria di porto di Genova. La delusione serpeggia, i manifestanti fanno sapere che la loro pazienza è finita. «Molte delle aspettative che avevamo sono rimaste deluse, ma più che per la cattiva volontà si è percepita una forma di impotenza rispetto alla situazione, per i tempi della giustizia, delle procedure e delle condizioni di dissequestro», rileva Gianluca Briata, uno degli organizzatori. I manifestanti vogliono interventi sulla viabilità, con collegamenti efficaci e sicuri che «ci facciano sentire ancora parte della nostra città». Chiedono anche di accelerare i tempi sui rientro in casa degli sfollati per recuperare le loro cose: «Soprattutto, vogliamo capire se le istituzioni intendono davvero restituire dignità al tessuto economico e sociale della Valpolcevera, abbandonata da sempre», perché «oltre agli sfollati di via Porro ci sono 70.000 sfollati del lavoro e dei servizi». E i fischi a Bucci e Toti «sono il risentimento di fronte a questi ritardi».

Il commissario Marco Bucci, in una audizione, ha chiesto anche nuove norme per espropriare il ponte crollato, ovviamente ancora di proprietà di Autostrade, o per revocare la concessione, altrimenti il «nuovo viadotto non sarà pronto per Natale 2019». Norme che vanno inserite nel testo del decreto per consentire al commissario di «impossessarsi» della struttura e iniziare i lavori. L'obiettivo del sindaco di Genova è far partire i cantieri il primo dicembre. Infine, Bucci chiede 120-140 milioni in più per gli sfollati.
 

Ultimo aggiornamento: 13:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA