Leda e il Cigno, la nuova meraviglia di Pompei è un grande affresco erotico

Leda e il Cigno, la nuova meraviglia di Pompei è un grande affresco erotico
di Laura Larcan
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Lunedì 19 Novembre 2018, 19:35 - Ultimo aggiornamento: 19:38

Un grande affresco venato di erotismo. Colori intatti, come fossero stati dipinti ieri, per un'iconografia assai esplicita (quasi sfacciata e ammiccante). E' questa la nuova meraviglia riaffiorata dagli scavi di Pompei: un'insolita scena dell'amore tra Leda, moglie di Tindaro re di Sparta, e il grande cigno, sotto le cui spoglie si nasconde Zeus, innamorato della bella regina. Siamo nello scavo della Regio V, la porzione mai indagata della città vesuviana, e al centro di un vasto intervento di ricerca, che continua a regalare sorprese ormai ininterrotte da cinque mesi.

E' venuto alla luce un grande affresco sulla parete di una piccola camera da letto, che appartiene a una domus affacciata sul lato orientale di via del Vesuvio: una parallela della ormai famosa Via dei Balconi. Una casa certamente opulenta, piena di decorazioni. La Leda e il Cigno è spettacolare: i colori vividi sono sopravvissuti alla furia dell'eruzione, le figure hanno fattezze eccezionali, concepite con una sensualità esplicita. La donna appare quasi del tutto nuda, appena accarezzata da un drappo dorato, con lo sguardo rivolto all'osservatore, e le gambe aperte ad accogliere il Cigno. 

«Posa più esplicita di questa non poteva esserci», ironizzano gli archeologi. «Un'immagine che nella cittadina romana, che pure quel mito arrivato dalla Grecia lo conosceva bene, non si era mai vista», commenta il direttore di Pompei Massimo OsannaE il modello di riferimento sembra essere particolarmente colto, la Leda del greco Timòteo, grande scultore del IV secolo avanti Cristo.

Un destino insolito ora per la bella Leda: per le esigenze di sicurezza del sito, gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno purtroppo essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo gli affreschi, anticipa Osanna, «si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l'ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico».

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