Pigne, tornano i furti da San Rossore al parco dei Circeo: dai pinoli alla resina, quanto vale il "tesoro" delle pinete?

Pigne, tornano i furti nelle pinete da San Rossore al parco dei Circeo: dai tesori alla resina, quanto vale il "tesoro" delle pinete?
di Paolo Ricci Bitti
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Sabato 29 Ottobre 2022, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 12:41

Furti di pigne: puntuali come la crescita dell'inflazione, direttamente proporzionali al peggioramento della crisi economica, tornano le razzie nelle pinete la cui frequenza ed entità resta sempre assai inferiore ai casi segnalati dalle forze dell'ordine, ché in molti casi i ladri la fanno franca non grazie alla loro destrezza, ma per il blando interesse a intervenire in difesa di questo "tesoro" in gran parte demaniale.

L'ultimo caso segnalato arriva da Pisa dove i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Pisa hanno sorpreso un tale che stava facendo incetta di pigne di pino domestico (ovvero strobili di Pinus pinea) utilizzando un secchio, un set di rampini e due ramponi per arrampicarsi sugli alti fusti.

L'uomo non è risultato autorizzato da parte della proprietà della pineta (il Comune di Pisa) e da parte dell'Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Le pigne raccolte, poco più di 7 quintali,  sono state sequestrate e per il ladro - appartenente al gradino più basso nella gerarchia dei malviventi come quasi sempre in questi casi -  è scattata la denuncia, in stato di libertà, per il reato di furto contro il patrimonio dello Stato ai sensi degli articoli 624 e 625 del codice penale: rischia da sei o a otto mesi di carcere e una pena pecuniaria che si aggira tra i 150 ai 516 euro.

Furti simili sono di nuovo assai frequenti in tutte le pinete italiane a cominciare da quelle laziali che comprendono anche Ostia e Castel Porziano e il Parco nazionale del Circeo, fra le più prese di mira da chi cerca di sbarcare il lunario in questo modo sapendo di rischiare poco.

La maggior parte dei ladri la fa franca anche perché fra le Procure non c'è una linea univoca che guidi le forze dell'ordine che a loro volta sono ugualmente prese da altre incombenze più stringenti. Tenute d'occhio quindi pinete di rilievo come quella appunto di San Rossore, dove si trova anche la storica tenuta del Presidente della Repubblica, o quella del parco di Sabaudia. Altre pinete restano invece territorio di conquista dei raccoglitori di pigne che comunque resterebbero al suolo a svolgere un importante compito di difesa del sottobosco, ma senza tuttavia produrre quegli utili economici inseguiti dai ladri.

Ma quanto valgono le pigne, a partire dalla parte più ambita, i pinoli: al dettaglio i prelibati semi, richiestissimi dall'industria dolciaria,  sfiorano i 120 euro al chilo, soprattutto quelli di alta qualità come quelli italiani, ma ai ladri arriva sì e no un ventesimo di quella cifra. Per ricavare un chilo di pinoli servono anche 30 chili di pigne che impiegano tre anni per giungere a maturazione. Non tutti i pini producono i pinoli richiesti dal mercato e inoltre la stagione di raccolta dura poche settimane e richiede di arrampicarsi anche a un ventina di metri.

Le pigne vengono vendute al quintale dai ladri a un prezzo che va da 50 a 60 euro. Poi va avviato il lungo lavoro di estrazione dei pinoli che a volte viene svolto dagli stessi ladri. 

Ma il business dietro ai furti delle pigne è più complesso: le pigne essiccate vengono vendute anche come legna da ardere (richiestissima in questi tempi di crisi energetica) con le brattee (le "scaglie") che valgono ancora di più se usate per il giardinaggio. Un tappeto di  esse evita la crescita di erbacce. Pigne sono inoltre usate per produrre decorazioni natalizie.

Infine la resina, ricercata dall'industria cosmetica e da quella che produce profumi per gli ambienti.   

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