Davigo e Storari: chiesto il processo per i casi Amara e Loggia Ungheria. L'accusa: rivelazione di segreti d'ufficio

La difesa di Storari: sereni e convinti di dimostrare piena innocenza

Da sinistra: Piercamillo Davigo, Piero Amara e Paolo Storari
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Martedì 23 Novembre 2021, 14:12 - Ultimo aggiornamento: 15:35

Indagini chiuse, si va all'udienza preliminare per l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo e del pm di Milano Paolo Storari. Il procuratore di Brescia Francesco Prete e il pm Donato Greco hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio per i reati di rivelazione del segreto d'ufficio nella vicenda dei verbali di Piero Amara sulla presunta loggia Ungheria. Sono fissati per settimana prossima, invece, in sede di chiusura indagini, gli interrogatori del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e del pm ora alla procura europea Sergio Spadaro, indagati per rifiuto d'atti d'ufficio per la gestione di Vincenzo Armanna, protagonista nel processo Eni-Nigeria. Resta da definire a Brescia la posizione dell'aggiunto milanese Laura Pedio, così come - da quanto si apprende - il gip non ha ancora deciso sulla richiesta di archiviazione nei confronti dell'ex procuratore capo di Milano Francesco Greco.

Decide il gup di Brescia

Sarà un gup di Brescia, dopo la richiesta di rinvio a giudizio depositata stamani, a dover decidere se mandare a processo Davigo e Storari. Il pm milanese consegnò i verbali dell'ex legale esterno di Eni, resi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, a Davigo nell'aprile 2020 per autotutelarsi, a suo dire, dall'inerzia dei vertici della Procura «nell'avvio» delle indagini su quelle dichiarazioni. Davigo, come si legge nell'imputazione, avrebbe ricevuto «una proposta di incontro» da parte di Storari, «rassicurandolo di essere autorizzato a ricevere copia» dei verbali e dicendogli che «il segreto investigativo su di essi non era a lui opponibile in quanto componente del Csm». Sarebbe così entrato «in possesso del contenuto di atti coperti da segreto investigativo». E lo avrebbe fatto al di fuori di una «procedura formale», mentre Storari avrebbe dovuto «investire organi istituzionali competenti a risolvere questioni attinenti alla gestione dell'indagine».

Il passaggio dei verbali

L'allora componente del Csm avrebbe svelato, poi, il contenuto di quelle carte ad alcune persone, tra cui colleghi del Csm. Le avrebbe date anche al vicepresidente David Ermini che «ritenendo irricevibili quegli atti» immediatamente «distruggeva» la «documentazione». Negli altri filoni dell'inchiesta bresciana, scaturita dal caso 'verbali Amara' e dalle denunce di Storari sulla gestione dei procedimenti Eni, la Procura ha chiesto l'archiviazione per l'ormai ex procuratore di Milano Francesco Greco, indagato per omissione di atti d'ufficio per i ritardi sulle indagini su Amara. 

La difesa di Storari: sereni, convinti dell'innocenza

«Siamo assolutamente sereni riguardo alla nostra posizione che porteremo davanti al giudice dell'udienza preliminare, confidando che la totale innocenza venga dimostrata nelle varie sedi giurisdizionali». Così l'avvocato Paolo Della Sala, legale del pm di Milano Paolo Storari, ha commentato all'Ansa la richiesta di rinvio a giudizio dei pm bresciani per il sostituto procuratore, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio assieme all'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo per il caso dei verbali di Amara. «Non abbiamo avuto ancora informazioni ufficiali», ha precisato Della Sala in relazione alla richiesta di processo.

Storari si è sempre difeso dall'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio su quei verbali di Piero Amara, consegnati a Davigo, sostenendo che dai vertici della Procura milanese era arrivato uno stop all'avvio delle indagini sulle parole dell'ex legale esterno di Eni sulla presunta 'Loggia Ungheria' (che potevano presentare anche profili di calunnia). «Questa indagine deve rimanere ferma due anni», avrebbe detto il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale, tramite la collega, pure lei aggiunto, Laura Pedio, a Storari, stando ai verbali dell'inchiesta bresciana. «Pedio e Greco (l'ex procuratore di Milano andato in pensione il 13 novembre, ndr) forse soprattutto Pedio ... sono attenti a selezionare e a trasmettere a De Pasquale quello che gli serve nel processo Eni-Nigeria e a non trasmettere quel che lo danneggia». Questa la versione difensiva.

De Pasquale, infatti, avrebbe voluto portare Amara come testimone nel processo Eni-Nigeria (finito con 15 assoluzioni) su presunte «interferenze» delle difese Eni sul presidente del collegio Marco Tremolada, ma i giudici non accolsero quella testimonianza 'al buio' e i magistrati bresciani archiviarono l'inchiesta su quelle dichiarazioni di Amara che gettava ombre sui giudici. «Io per De Pasquale sono sempre stato un soggetto da tenere alla larga su questa vicenda - ha messo a verbale Storari - perché più volte... in più occasioni ... in colloqui orali ... ma sarà successo 15 o 20 volte... diceva che io gli rovinavo il processo».

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