Perde la casa e il lavoro: ora vive in auto: «Sono disperata e pronta a tutto»

Martedì 16 Ottobre 2018 di Michelangelo Scarabellotto
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SACILE - «Sono disperata e pronta a tutto, anche a ripetere quel gesto estremo che mi è costato 17 giorni di ricovero all'ospedale civile di Pordenone da cui sono tuttora seguita». È il grido d'aiuto di C.C., una 36enne di Sacile sull'orlo della disperazione, che fino a qualche tempo fa aveva un lavoro e una casa ma che dal 29 giugno scorso ha perso tutto. 

IL RACCONTO «Dal momento in cui ho cessato il lavoro in un'azienda di Prata è cominciato un vero e proprio calvario al quale ho cercato di porre fine in luglio, in via Ponte Lacchin - confessa la 36enne - Fortunatamente sono stata soccorsa e salvata, e dopo sono stata ricoverata per 17 giorni all'ospedale di Pordenone, che mi segue ancora per evitare che possa compiere altri gesti inconsulti. Il mio percorso lavorativo - continua - era iniziato con saltuarie occupazioni a Sacile e a Fontanafredda. Poi quell'azienda di Prata mi aveva assunto: credevo fosse la vera svolta. Ero tranquilla e felice. Poi però il 29 giugno scorso sono stata licenziata, e da allora è iniziato il mio peregrinare ai servizi sociali di Sacile per risolvere un ulteriore problema, non solo quello del lavoro: io e il mio compagno siamo stati infatti sfrattati dall'abitazione sacilese in cui vivevamo. Mettere insieme pranzo e cena senza un tetto sopra la testa mi sta distruggendo».

IL CALVARIO La perdita del lavoro e della casa per la 36enne è stato il colpo di grazia. «Per il momento riscuoto un assegno di disoccupazione di 700 euro - racconta la donna - che mi viene ridotto del 3 per cento ogni mese. Quei soldi per ora sono la mia ancora di salvezza, ma certamente non mi posso permettere di pagare un appartamento. Per questo mi sono rivolta ai servizi sociali, anche per quanto riguarda i pasti, per cercare qualcuno che mi potesse dare una mano in questo periodo, spero, di transizione. Mi è stato risposto - continua la 36enne - che i pasti me li devo comunque pagare. Per quanto riguarda la questione casa, per fortuna, una soluzione è stata trovata: per quattro notti sono stata ospitata all'hotel Luna di Fontanafredda, poi per altre due settimane e mezza ho trovato un letto all'hotel Regina di Sacile. Ai servizi sociali ho chiesto poi di poter andare alla Madonna Pellegrina a Pordenone, ma mi è stato risposto che non c'erano più posti a disposizione. A questo punto mi sono confrontata ancora con le assistenti sociali - afferma la donna - ma mi è stato riferito che non c'erano altre soluzioni, che sono così state tutte scartate. Così da più di un mese sono costretta a dormire nella mia auto. Il meteo da questo punto di vista mi sta aiutando, ma ho il terrore di quando le temperature inizieranno a scendere, e purtroppo credo non manchi tanto tempo. In questa situazione il più delle volte non riesco nemmeno a fare più di un pasto al giorno. Ho anche proposto una possibile soluzione abitativa visto che a Sacile ci sono strutture comunali, vedi Ronche, per i casi come il mio, ma al momento vivo ancora nella mia auto. Non ce la faccio davvero più - aggiunge la giovane tra le lacrime - Ormai sono pronta a tutto». 

LE RISPOSTE «Il personale del servizio sociale comunale si è attivato subito non appena coinvolto per cercare soluzioni adeguate al caso della 36enne - sottolinea la dirigente dei servizi sociali Rossella Di Marzo, che sta seguendo il caso della donna assieme alle sue collaboratrici - Gli interventi per affrontare la difficile situazione che si è venuta a creare dopo la perdita del lavoro sono stati immediati (come peraltro affermato dalla stessa 36enne, ndr): prima con la sistemazione della donna all'hotel Luna di Fontanafredda e successivamente all'hotel Regina di Sacile. Dopo queste tre settimane in cui è stata affrontata l'emergenza, il problema ha assunto un aspetto più complesso che coinvolge anche il servizio sociale che l'ha assistita e continua a seguirla. Per questo, anche da parte del nostro personale, c'è stata la necessità di capire la situazione. Con questo - aggiunge Rossella Di Marzo - non vuol dire che la 36enne sia stata abbandonata, ma da parte nostra c'è la più ampia disponibilità a seguirla attraverso un progetto specifico che deve essere concordato e coordinato anche dal servizio che segue la donna dal momento del suo ricovero a Pordenone. Pertanto - assicura la responsabile dei servizi sociali di Sacile - nessuna porta chiusa ma massima disponibilità a venire incontro alle esigenze della signora attraverso interventi che siano concordati. Per quanto riguarda invece gli alloggi di Ronche di proprietà comunale devo sottolineare che al momento non sono agibili e quindi, anche volendo, non utilizzabili».  Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre, 11:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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