Papà uccise la figlia di tre mesi: in appello condanna aumentata da 16 anni a ergastolo

Mercoledì 9 Settembre 2020
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Giuseppe Difonzo uccise volontariamente e con premeditazione sua figlia Emanuela di tre mesi, soffocandola nel sonno nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 2016. La Corte di Assise di Appello di Bari ha condannato il 32enne di Altamura alla pena dell'ergastolo, rispetto ai 16 anni di reclusione inflitti in primo grado. I giudici hanno accolto l'appello della Procura sulla qualificazione dei reati, ritenendo l'uomo colpevole di omicidio volontario premeditato e non preterintenzionale, e di due tentati omicidi. 

Bari, padre soffoca la figlia di tre mesi in ospedale: aveva già cercato di ucciderla altre volte

«È stata fatta giustizia. Non si può dire che la giustizia non esista». È il commento dell'avvocato Sabina Piscopo, difensore di parte civile nel processo che si è concluso oggi con la condanna all'ergastolo per il 32enne di Altamura Giuseppe Difonzo, imputato per l'omicidio della figlia di tre mesi. «Oggi io, rivolgendomi alla Corte di Assise di Appello - dice la legale - ho chiesto giustizia per la mamma che non ha mai avuto il diritto di vivere con la sua figlia, ma soprattutto per Emanuela, alla quale la vita è stata tolta prima ancora che iniziasse». La legale ha raccontato che alla lettura della sentenza la mamma di Emanuela, presente in aula, è scoppiata in lacrime. «La sentenza ingiusta del primo grado - spiega l'avvocato - era stata una sofferenza immane. Oggi riconosco nella giustizia un valore assoluto. Entrambe siamo esplose in un pianto liberatorio dopo tanto dolore». 

L'uomo soffocò la figlia di tre mesi mentre era ricoverata in ospedale. Il padre era già detenuto per violenza sessuale nei confronti di una minorenne figlia di amici di famiglia. Stando alle indagini dei militari, coordinate dal pm della Procura di Bari Simona Filoni, l'uomo avrebbe più volte tentato di soffocare la figlia provocando continui ricoveri. La notte fra il 12 e il 13 febbraio  2016  l'avrebbe uccisa. Secondo la procura di Bari, il padre soffrirebbe della sidnrome di Munchausen. Un fenomeno di abuso sommerso esercitato il più delle volte dalle madri. Persone affette da un disturbo mentale che le porta ad arrecare un danno fisico al figlio per attirare l'attenzione su di sè. Il bambino viene usato quindi per appagare un desiderio, inconscio, del genitore di mettere in atto un dramma personale e rinforzare la loro relazione con medici o ambiente ospedaliero. Gli esperti la chiamano «Sindrome di Munchausen per procura». L' abuso deriva dalla troppa cura. Il genitore inventa sintomi e malattie per curare le quali sottopone il figlio ad un'infinità di accertamenti medici e diagnostici, spesso invasivi, inutili e ingiustificati. In America il fenomeno risulta essere ormai diffuso quasi quanto gli abusi sessuali in famiglia. Un elemento che rende questo abuso poco identificabile è il fatto che i genitori che esercitano questo tipo di violenza sono all' apparenza particolarmente solleciti e attenti al loro bambino. Ciò trae in inganno anche i medici che difficilmente arrivano a pensare che sia stata invece proprio il genitore ad avvelenare o soffocare il figlio o indirettamente ne abbia causato addirittura la morte. 

Ultimo aggiornamento: 15:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA