Paolo Rossi, i funerali a Vicenza: gli azzurri del Mundial portano la bara. Cabrini: «Non ti lascerò andare»

Paolo Rossi tra poco funerale a Vicenza: ci saranno gli azzurri del Mundial
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Sabato 12 Dicembre 2020, 09:48 - Ultimo aggiornamento: 22:44

Gli eroi del Mundial tristi e coi capelli bianchi. Roby Baggio che piange. Federica Cappelletti e le bimbe di Pablito Maria Vittoria e Sofia Elena con le mascherine rosa e gialla, il loro fratellastro Alessandro che le abbraccia. E poi le centinaia e centinaia di tifosi assembrati con la mascherina e la sciarpa biancorossa fuori dalla cattedrale di Vicenza. È corale questo estremo saluto a Paolo Rossi.

«È come se Paolo Rossi si fosse portato via il pallone. E con lui, pure, un pezzo d'Italia. È come se Paolo Rossi si fosse portato via l'estate. Degli amori e delle pallonate, delle tovaglie a quadri delle nonne e delle corse a casa per vedere quelle partite che iniziavano nel primo pomeriggio e che, per certi aspetti, non sono mai finite. Perché nessuno, mai, le dimenticherà». Paolo Rossi, patrimonio comune. È questo che vuole dire la lettera aperta che il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha scritto al calciatore nel giorno del suo funerale. 

E dopo i funerali, ora, comincia il viaggio del feretro di Paolo Rossi. Da Vicenza a Perugia dove domani sarà cremato. L'arrivo è previsto per oggi pomeriggio intorno alle 17.30, al cimitero monumentale della città, dove sarà sistemato fino a domani mattina quando, intorno alle 9, sarà spostato allo stadio Curi. Qui il Perugia Calcio e il Comune gli renderanno omaggio con una cerimonia strettamente privata. Successivamente - secondo quanto si è potuto apprendere - il feretro sarà di nuovo trasportato al cimitero per la cremazione.

Il funerale

Quando è terminato il funerale di Pablito nel Duomo di Vicenza, la bara è uscita dalla cattedrale con una sciarpa biancorossa posata in cima, dove era stesa anche la maglia azzurra numero 20. Applausi fortissimi nel cortile della cattedrale si mischiavano al rintocco delle campane. 

«In questi giorni abbiamo ricevuto attestati di affetto incredibili, commoventi. Mi auguro che Paolo possa aver visto tutto questo affetto». Così la moglie di Paolo Rossi, Federica Cappelletti, dopo i funerali dell'eroe azzurro dei mondiali 1982. «Era una persona semplice, generosa e per questo ho ritenuto opportuno aprire il mio dolore per raccontare la sua grandezza e i suoi sentimenti -aggiunge-. Paolo era della gente, di tutti, ed è giusto che venga ricordato per la sua grandezza ma anche in questa fase di sofferenza. Io sono quello che lui ha creato, mi ha insegnato tanto ad avere coraggio e ad affrontare anche i problemi sempre con il sorriso». Sulla bara in noce chiaro ha posato a lungo una mano Federica Cappelletti. Per tutto il tempo della funzione la giornalista ha stretto in un abbraccio-morsa le due figlie Maria Vittoria (10 anni) e Sofia Elena (8) che sulla bara del loro papà hanno appoggiato una rosa rossa e rosa bianca. 

L'ultima messa a Vicenza l'ha organizzata lei, Federica Cappelletti, la moglie di Paolo Rossi. Il feretro del campione morto mercoledì scorso, è stato portato a spalla dagli ex compagni della Nazionale e dal figlio Alessandro. In prima fila si riconoscevano Antonio Cabrini,  Marco Tardelli, Giancarlo Antognoni  e Fulvio Collovati. All'esterno i cori della gente ad intonare 'Paolo, Paolo...'. 

 

Gli eroi del Mondiale erano seduti uno accanto all'altro in chiesa; faceva impressione vederli riuniti: brizzolati, tristi, con la mascherina. Senza Pablito. In chiesa c'era anche Roberto Baggio che nella squadra del Vicenza ha esordito. E che quando la bara è uscita dalla cattedrale non è riuscito a trattenere le lacrime di dolore.

L'omelia

«Astuto come un serpente in campo, ma in tutta la sua vita semplice come una colomba, così era Paolo», dice nell'omelia don Pierangelo Ruaro, delegato dal vescovo di Vicenza Baniamino Pezziol, che ha celebrato il funerale. «Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre. La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio. Andrai nella Coverciano del cielo», ha aggiunto come se non potesse esistere un paradiso senza spalti, allenamenti, panchine e gol. L'omelia si è conclusa con una citazione di Renato Zero: «Benedici (Dio) attori, musicisti, fantasisti e il popolo del circo, tutta questa gente che sorride sempre. Dentro questo elenco mettiamo di diritto anche te, Paolo. Grazie per aver fatto sognare tanta gente, per averci insegnato a vivere. Grazie a te, Signore, per avercelo donato». 

«Proviamo a raccontare Paolo come cristiano - ha detto il sacerdote - In una recente intervista diceva "Appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti". È stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli è bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianità, di gentilezza, rispetto, semplicità ed umiltà». «Dopo la vittoria del mondiale in Spagna gli chiesero qual era stato il momento più bello. "La finale della finale" - rispose - Durante il giro del campo con la coppa in mano mi vengono i crampi - raccontava -. Mi siedo su un cartellone pubblicitario e vedo sugli spalti la gente che si abbraccia. Questo fu il momento più bello, vedere la gioia che avevamo dato agli italiani». 

I ricordi degli azzurri

«Ho perso non solo un amico, ma un fratello. Quante emozioni abbiamo condiviso. Hanno stravolto la nostra vita. Siamo stati parte di un gruppo, di quel gruppo». Antonio Cabrini commosso ha salutato Paolo Rossi, suo ex compagno di nazionale e nella Juventus. Il campione ha pianto per molta parte del funerale. «Pensavo che avremmo camminato insieme ancora a lungo. Già mi manchi, mi mancano i tuoi scherzi, le tue parole di conforto, le nostre liti ed il tuo sorriso - ha proseguito - Sono quelli come te che rendono bella l'amicizia. Non ti lascerò andare. Sarai sempre dentro di me, ti prometto di stare vicino a Federica ed ai tuoi figli, ma tu resta vicino a me».

«Di quel gruppo vincente Paolo era un simbolo, non solo per quanto è riuscito a fare in campo ma anche fuori. Le sue più grandi doti sono state l'umanità e la disponibilità verso tutti, ma anche la capacità di sorridere». Così Beppe Bergomi ricordando Paolo Rossi a Vicenza nel giorno dei funerali dell'ex eroe Mundial. «Con lui ho condiviso l'esperienza da commentatori tv nel mondiale 2006 - ha aggiunto Bergomi, la mascotte dei ragazzi dell'82 campioni del mondo - anche qui era un esempio per la moderazione nei commenti».

«La morte di Paolo mi ha colpito perché non sapevo della sua malattia e quindi è stato un fulmine a ciel sereno. Lui ha rappresentato il calcio italiano, non ha uguali in assoluto». Paolo Maldini ha ricordato così Paolo Rossi, prima che cominci la cerimonia funebre al Duomo di Vicenza. «Paolo Rossi era solo lui e io ho avuto la fortuna di giocarci insieme al Milan, lui a fine carriera e io giovanissimo» ha aggiunto Maldini.

«Paolo era il più grande di tutti, oltre che il più forte attaccante di tutti i tempi». Con queste parole Alessandro Altobelli, all'esterno della cattedrale di Vicenza, prima dell'inizio dei funerali ha ricordato Paolo Rossi. «Di quel gruppo era un simbolo non solo in campo ma anche fuori e anche una volta lasciato il calcio - ha aggiunto l'ex campione - Eravamo entrambi attaccanti, ma lui era molto più forte di me. Ho sempre cercato di copiare quello che faceva, ma le sue erano qualità naturali e imitarlo impossibile. Era sempre al posto giusto nel momento giusto, arrivava sempre prima. A chi vuole giocare a calcio consiglio di vedere chi era Paolo Rossi, la sua grande professionalità».

«Non riesco ancora a crederci. Fino ad un mese e mezzo fa lo sentivo spesso in chat, poi ha iniziato a non rispondere ed ho capito che c'era qualcosa che non andava. Se ne è andato con dignità, voleva essere il Paolo Rossi che ho sempre visto, sempre sorridente. Noi siamo andati al Mondiale come l'armata brancaleone, Paolo arrivò dopo due anni di inattività. Era deriso da tutti, il suo riscatto e la sua rivincita hanno coinciso con la nostra rivincita. Io se sono campione del mondo lo devo a lui». Queste le parole di un commosso Fulvio Collovati, eroe azzurro del mondiale 1982.«Quando è arrivato il messaggio della moglie Federica che ci chiedeva di non dimenticarlo mi si è spezzato il cuore -ha proseguito l'ex difensore di Inter e Nazionale-. Era un amico, un fratello. Un ragazzo solare, di una semplicità disarmante. Ho subito tranquillizzato Federica, come si fa dimenticare Paolo?».

«C'è un grande rimpianto per aver perso una persona con cui ho vissuto anni felici, un punto di riferimento per l'allegria che sprigionava, in campo e fuori. Lui ci ha portato sul tetto del mondo. Era un dovere per noi venire a salutarlo». Giancarlo Antognoni era tra coloro che hanno portato il feretro di Paolo Rossi in occasione del funeralee e tra i suoi compagni al Mondiale dell'82, vinto dall'Italia. «Eravamo sempre in contatto sulla nostra chat e lui ne era un artefice - ha aggiunto il campione della Fiorentina - Perdiamo una persona squisita sotto tutti i punti di vista. Alla fine non eravamo al corrente di quel che gli succedeva, spero che almeno non abbia sofferto»

«Paolo è stato ed era un amico vero, sincero, leale, una persona straordinaria che come ogni buon toscano sapeva ironizzare su stesso. Ma il mio pensiero adesso va soprattutto alla moglie Federica e alle sue bambine, d'ora in poi saranno sole e allora dico loro che noi amici ci saremo sempre, in ogni momento». Cesare Prandelli ha voluto dedicare un doveroso pensiero a Paolo Rossi prima della consueta conferenza stampa pre-partita. «Ieri a Vicenza con Federica ci siamo abbracciati e scambiati parole che mi tengo dentro - ha continuato il tecnico della Fiorentina - Di Paolo tutti ricorderanno i suoi gol che hanno fatto la storia del calcio, io però voglio ricordare la sua felicità quando è diventato di nuovo padre ad un'età non più giovanissima. Ecco, è questa l'immagine che mi porterò per sempre dentro».

La lunga veglia dei vicentini

I vicentini si sono messi in fila a centinaia, a migliaia, venerdì sera per attendere il proprio turno, al freddo e fino a che ha fatto buio, per salutare nel mitico stadio Menti il feretro in noce chiaro con la salma del campione del Mundial dell'82.

Oggi è lutto cittadino a Vicenza, e a Prato, che ha dato i natali a Paolo Rossi. Nel primo pomeriggio di venerdì si contavano già oltre 1.500 persone, su una fila che aveva raggiunto il chilometro di lunghezza, per accedere sul prato del Menti, dove è stata allestita la camera ardente.

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«Arrivò a Vicenza quasi come uno sconosciuto - ha commentato Antonio, un anziano tifoso - al punto che i quotidiani sportivi nazionali lo avevano inserito tra le riserve. Ma ci mise poco a conquistare il posto in squadra e a diventare un protagonista». «Sembrava uno studente liceale tanto era giovane - ha ricordato il signor Giovanni, che lo vedeva far colazione negli anni '70 nel bar sotto casa - e anche allora era sempre sorridente e felice». La bara è stata sistemata all'uscita degli spogliatoi, sotto la tribuna centrale. Subito è stata sommersa di fiori e di maglie biancorosse con il numero 9. In mattinata, invece, erano apparsi numerosissimi in città striscioni bianchi con la scritta ' Rossi Gol', ricordo di un vecchio slogan che comparve al Menti nella stagione 1976-1977, in serie B, quando le reti a ripetizione dell'allora sconosciuto Paolo Rossi portarono la squadra veneta in serie A.

 

Manifesti che sono stati appesi alle finestre, sui balconi, sugli alberi. Tra i tanti giunti a Vicenza per l'ultimo saluto, Marco Tardelli, che si è trattenuto a lungo davanti alla bara con Federica Cappelletti, la moglie di Rossi, e le loro due figlie, e il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli. 

A Vicenza stanno già pensando di dedicargli il Viale che porta allo stadio. Prima dell'apertura della camera ardente, era arrivata anche la prima moglie di Rossi, Simonetta Rizzato, con il figlio Alessandro.

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