Padre uccise figlia di 8 anni e si suicidò: alla madre indennizzo di 8200 euro

Lunedì 4 Marzo 2019
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Ottomiladuecento euro per una figlia di otto anni uccisa a coltellate dal padre che poi si suicidò. È l'indennizzo che si è vista riconoscere da un giudice civile di Roma la madre di Erica Bove e vedova di Antonio che il 17 gennaio 2008, a Formigine, nel Modenese, uccise la piccola e si tolse la vita con lo stesso coltello.

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Contro quella quantificazione che ritiene «sbagliata e incostituzionale» darà battaglia il legale della donna, Claudio Defilippi, il quale ritiene non sia stata applicata la direttiva europea del 2004 in favore delle vittime dei reati violenti di cui l'avvocato milanese è diventato un esperto, tanto che, in due cause analoghe, ha ottenuto indennizzi per i parenti delle vittime di 100mila e 80mila euro. Due sentenze che, per Defilippi, costituiscono «un precedente perlomeno da eguagliare».

Si tratta di quelle relative alle vicende di Rossana Jane Wade, 19enne strangolata dal fidanzato il 2 marzo 1991 a Fiorenzuola, nel Piacentino la cui madre si vide riconoscere un indennizzo di 100mila euro e quella di Jennifer Zacconi, 22 anni, di Olmo di Martellago (Venezia), uccisa al nono mese di gravidanza dall'uomo con cui aveva avuto una relazione. Quest'ultima decisione era stata presa sempre da un giudice di Roma, sottolinea l'avvocato Defilippi. Nel caso della piccola Erica, il suicidio del padre, scrive il giudice della Capitale, «ha precluso un compiuto accertamento penale sulla vicenda e ancor più qualsivoglia statuizione risarcitoria».

Il diritto della donna a ottenere l'indennizzo, però, secondo il giudice, «non può essere contestato». Considerato, però, che «l'indennizzo, ancorché previsto dall'ordinamento europeo, costituisce in ogni caso un'elargizione di natura solidaristica posta a carico della collettività, ovvero della fiscalità generale e non un risarcimento in senso proprio, la quantificazione dell'ammontare non deve necessariamente coprire il danno nella sua interezza». Argomentazioni del magistrato contestate con forza dall'avvocato Defilippi che ha già annunciato un ricorso alla Corte d'appello e uno alla Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo. 

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