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Treviso, uccide la nuora davanti alla nipotina: «Lo strazio della figlia: urlava abbracciata alla mamma, le ho coperto gli occhi»

Roberto, il vicino di casa giunto per primo sul luogo della tragedia
di Alberto Beltrame
4 Minuti di Lettura
Giovedì 3 Giugno 2021, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 14:41

SPRESIANO - Ha sentito un colpo, poi la ragazzina che urlava: «Mamma, mamma»! Roberto abita da 20 anni in via XXIV maggio. È stato lui il primo a scavalcare i cancelli di casa Baseotto e a soccorrere la figlia 12enne di Bruna, quest'ultima colpita in pieno volto con un colpo di fucile esploso dal suocero. «La bambina era accanto alla madre, la abbracciava e continuava a chiamarla disperata. Gridava: Mamma, mamma. Non sapevo cosa fare, ma ho pensato subito di prenderla sotto braccio, di coprirle gli occhi e di portarla via. Ma era sotto choc, e ha voluto entrare in casa e chiudersi in bagno». Roberto ha gli occhi lucidi mentre ricostruisce quei minuti di angoscia. «Non mi sarei mai immaginato una cosa simile. In casa poteva esserci stata anche qualche lite - spiega -, ma come in ogni famiglia, niente di particolare. Non sapevo neanche che Lino avesse un fucile, io non lo avevo mai visto».

LA DOPPIA ESPLOSIONE

Roberto, così come l'altro vicino di casa che poco dopo ha chiamato a sua volta i soccorsi, non si era reso conto che quel botto fosse dovuto all'esplosione di un'arma da fuoco. «Pensavo si trattasse di una bombola di gas, poi è sentito la ragazzina che gridava. Credevo si fosse verificato un incidente - racconta il vicino -. Poi quando ho visto cos'era successo mi sono solo preoccupato di allontanare da quella situazione la bambina. È stata una scena terribile, non me la leverò mai dalla mente. E non oso pensare cosa sia stato per la ragazza. Una cosa tremenda». Dopo qualche attimo, mentre si trovava nella proprietà, Roberto, dopo essersi assicurato che la ragazzina fosse in salvo, ha secondo colpo che proveniva dal capanno degli attrezzi. Lino Baseotto si era appena tolto la vita con lo stesso fucile con cui aveva poco prima ucciso la nuora. L'arma è stata rinvenuto poco dopo accanto al suo corpo e quindi posta sotto sequestro dopo i rilievi effettuati in tutta la casa dalla scientifica. 

I SOCCORSI

Del tutto inutili i soccorsi del 118, con i medici che non hanno potuto che constatare il decesso della 51enne e dell'anziano, sui cui corpi è stata effettuata una prima ispezione esterna dal medico legale Alberto Furlanetto, arrivato a Spresiano, a Lovadina, con il sostituto procuratore Daniela Brunetti. Assieme al comandante dei carabinieri di Treviso, il tenente colonnello Ermanno Magistris, gli uomini dell'Arma hanno prima di tutto pensato alla ragazzina, affidata ad alcuni vicini prima dell'arrivo del padre Claudio. Gli investigatori hanno quindi raccolto le testimonianze dei residenti che per primi avevano chiamato il 112 per poi procedere con i familiari di nonno Lino e di mamma Bruna. «Era una donna socievole, sempre sorridente - raccontano i conoscenti radunati ieri pomeriggio in via XXIV maggio quando le gazzelle dei carabinieri hanno cominciato ad attirare l'attenzione di tutto il paese -. Girava sempre in bicicletta, lavorava nelle pulizie. Ma la sua vita girava tutta attorno alla famiglia, e in particolare a sua figlia, che adorava più di ogni altra cosa al mondo. Non capiamo davvero cosa possa essere successo». Cosa possa abbia spinto Lino a un gesto del genere? Nessuno riesce a darsi risposta. «Non era certo instabile, anzi, era un uomo pacato e tranquillo - aggiunge una vicina -, cui l'età non aveva scalfito la serenità e la lucidità. Litigi in casa? Forse si, ma come succede in tutte le famiglie. A volte convivere sotto lo stesso tetto, seppur in due unità distinte, può non essere semplice». Anche la moglie dell'anziano, Rosa, è stata ascoltata dagli investigatori. Era molto provata e confusa, e per questo è stata accompagnata da alcuni parenti per la notte. 
 

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