Nell'informativa i veleni tra i pm di Roma. E Palamara diceva: «Ecco chi sta con noi»

Martedì 4 Giugno 2019 di Valentina Errante

ROMA Parlava Luca Palamara, mediando tra le due correnti di Magistratura indipendente e Unicost, cercando di trovare la quadra sulle nomine ai verici delle procure di Roma, Perugia e Brescia, che poi, come in un domino, avrebbero determinato gli incarichi degli altri uffici giudiziari, in una spartizione di poltrone che ha spaccato le toghe in pignatoniani, e antipignatoniani. Parlava, ignaro del fatto che il trojan nel suo cellulare avrebbe rivelato le trame, dividendo i magistrati in due partiti, mettendo a nudo veleni e lotte intestine. Uno scontro che si consuma in primo luogo all'interno della procura di Roma. Il sostituto, che voleva essere promosso ad aggiunto, aveva convinto Unicost ad appoggiare il procuratore generale di Firenze Marcello Viola nella corsa al vertice degli uffici giudiziari più importanti d'Italia, in nome della discontinuità rispetto alla precedente gestione, anche a scapito del proprio candidato, Giuseppe Creazzo.

LA DIVISIONE
Il pm citava chi era con lui in quella battaglia, ossia contro l'ex procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone e contro l'aggiunto Paolo Ielo, e chi faceva invece parte della corrente nemica. Nelle conversazioni captate dalla Finanza emerge in modo palese il suo desiderio di vendetta nei confronti di Ielo, che coordina le inchieste sulla pubblica amministrazione e aveva trasmesso ai colleghi di Perugia la notizia di reato a suo carico, dalla quale è poi scaturita l'inchiesta per corruzione che lo ha travolto. Un'indagine che divide i sostituti romani. Palamara aveva raccolto intorno a sé le toghe funzionali al suo desiderio di rivalsa e adesso commenti e invettive sono pubblici. Messi nero su bianco nella lunga informativa consegnata ieri al Csm che oltre ad avere portato all'iscrizione sul registro degli indagati della procura di Perugia di Palamara - per corruzione -, ha fatto finire sotto inchiesta anche Luigi Spina, componente dimissionario del Consiglio e il pm Stefano Fava, accusato di favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio. Entrambi verranno interrogati oggi negli uffici della procura umbra.

I nodi da sciogliere, però, non riguardano solo le indagini. Perché se è probabile che per Stefano Fava - accusato di avere messo a disposizione di Palamara gli atti contro Ielo - un procedimento per incompatibilità ambientale sia scontato, un simile procedimento - che avrebbe come conseguenza il trasferimento in un'altra sede - non è invece ipotizzabile per gli altri sostituti romani tirati in ballo dell'inchiesta di Perugia. Eppure, comunque, si concluda la battaglia per la nomina del nuovo procuratore, resta una spaccatura profonda che sarà difficilmente sanabile. Con Ielo dovranno continuare a lavorare magistrati che Palamara si tira dietro nelle sue conversazioni e che, almeno a suo dire, gli danno ragione.

L'ELENCO
Nell'elenco degli inquirenti ci sono almeno quattro pm di Roma, in stretto contatto con Palamara. Tanto che due di loro avrebbero condiviso con lui viaggi e vacanze. Altri lo avrebbero appoggiato nel progetto di rivalsa contro Pignato e Ielo. Negli ultimi tempi, il pm indagato per corruzione aveva un obiettivo: assicurarsi che alla guida della procura di Perugia - competente a giudicare i reati commessi da magistrati romani - finisse un collega disposto a mettere Ielo sotto inchiesta. «Deve aprire un procedimento penale su Ielo... de questo stamo a parlà», dice intercettato con un pm dell'Antimafia. E nella rete di dossieraggio, oltre ai colleghi, aveva inserito anche uomini potenti: politici, manager e professionisti.
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