Napoli, paziente colpita dall'influenza aviaria: allarme all'ospedale Cardarelli

Mercoledì 18 Dicembre 2019 di Ettore Mautone
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Ospedale Cardarelli, in Neurochirurgia una paziente ricoverata da molte settimane è risultata positiva a un bacillo dell’aviaria (Mycobacterium avium complex) che provoca infezioni polmonari. Il broncoaspirato risaliva a un mese e mezzo fa, addirittura al 4 novembre, e serviva a verificare la presenza di una tubercolosi in realtà esclusa. Il micobatterio trovato non è infatti il temibile bacillo di Koch ma il più innocuo avium che provoca infezioni polmonari ma solo nei soggetti immunodepressi. Insomma un problema in più per il paziente, molto meno per chi gli sta vicino. 

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Dopo il responso degli esami colturali il primario della Neurochirurgia, Pasquale Caiazzo, per prudenza ha immediatamente contattato la direzione medica dell’ospedale e gli infettivologi del Cotugno. «I quali - dice Caiazzo - mi hanno tranquillizzato circa le conseguenze di tale infezione sul personale sanitario». La tempistica dei risultati dell’esame compiuto è congrua per la ricerca colturale del micobatterio della tubercolosi cui era orientata l’indagine. «Nonostante le rassicurazioni - continua Caiazzo - così come previsto dai protocolli aziendali, ho predisposto il rafforzamento delle misure di isolamento della paziente e ho provveduto a inviare regolare segnalazione al Comitato infezioni correlate all’assistenza, e alla Asl Napoli 1. Ho inoltre inviato l’elenco nominativo di tutto il personale (medico, infermieristico e ausiliare) della nostra Unità operativa alla direzione medica e alla sorveglianza per eventuali screening e profilassi».

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Misure anche eccessive rispetto alla realtà infettivologica del bacillo individuato. «L’infezione da Mycobacterium avium complex - spiega infatti Carlo Tascini, già primario al Cotugno, e dal primo dicembre passato alla direzione dell’unità di malattie infettive dell’ospedale di Udine - non richiede isolamento. Si tratta di un bacillo che ritroviamo in molti ambienti naturali, soprattutto nelle acque nei suoli umidi. Senza questa condizione di base non si sviluppa: la cura può essere molto impegnativa e durare molti mesi ma è un problema soprattutto per il paziente piuttosto che per coloro che gli stanno vicini». Il problema dunque non è tanto per il personale quanto per gli altri pazienti che in un reparto ad alta intensità di cure potrebbero essere più vulnerabili. Rispetto a ciò appaiono dunque opportune le misure precauzionali adottate dal primario.

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Il vero nodo della Neurochirurgia del Cardarelli è l’affollamento che sconta per un eccessivo impegno sul versante dell’emergenza. In quel reparto nei mesi corsi sono stati isolati germi come l’acinobacter, la klebsiella e ora un altro bacillo. Le corsie ospedaliere, del resto, soprattutto se affollate, sono la principale causa di infezioni. La Neurochirurgia del Cardarelli, un tempo fiore all’occhiello dell’ospedale napoletano è oggi una struttura in difficoltà. Soprattutto per le carenze di personale e per i turni di lavoro massacranti e a fronte dei ritardi degli adeguamenti strutturali e strumentali. La prima esigenza, per migliorare la qualità dell’assistenza, è la realizzazione di una rianimazione dedicata. Un progetto è inserito nel programma di medio e lungo termine del manager Giuseppe Longo che intanto, subito dopo le feste natalizie, darà il via alla promessa riorganizzazione del pronto soccorso.
 

Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 09:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA