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Napoli, le case popolari occupate diventano ville per i boss: statue, marmi e monitor

Napoli, le case popolari occupate diventano ville per i boss: statue, marmi e monitor
di Leandro Del Gaudio
4 Minuti di Lettura
Giovedì 31 Marzo 2022, 08:36 - Ultimo aggiornamento: 08:38

Tecnicamente sono disoccupati, possono contare solo sul reddito di cittadinanza, vivono in case occupate abusivamente. Poi, se vai a vedere nelle loro abitazioni, non mancano sorprese: cucine nuove di zecca, prezzo alla consegna 12mila euro; bagni e corridoi stile impero: affreschi e specchi sontuosi, finanche riproduzioni di statue di sapore coloniale per allestimenti di impianti di illuminazione, stucchi e marmi nelle sale da bagno. E ancora: monitor di televisori al plasma giganti nel salotto o nelle toilette, immancabili allacci con Sky e antenne paraboliche. Eccolo lo spettacolo che emerso agli occhi dei pm della Dda di Napoli, che stanno indagando sul fenomeno dell’occupazione abusiva (fenomeno massivo, che risale addirittura ai primi anni Ottanta), siamo nel rione chiamato della 167.

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Poche settimane fa, l’irruzione in un’abitazione di via Colombo, nel rione di case popolari teatro di fibrillazioni criminali, nella faida tra i Cristiano e i Monfregolo, che ha fatto ripiombare la zona in una cortina di terrore. Ricordate le minacce a don Patriciello e al comandante della polizia municipale Biagio Chiariello? Intimidazioni, avvertimenti, finanche un ordigno esplosivo contro l’abitazione del parroco, manifesti funebri contro il capo della polizia municipale, di recente indicato dal procuratore di Napoli Gianni Melillo come una sorta di rivoluzionario in divisa (per aver fatto il proprio dovere fino in fondo, proprio a proposito di occupazioni abusive). Nelle foto in pagina, il Mattino è in grado di mostrare l’interno domestico di chi da decenni vive in alloggi comunali occupati abusivamente, senza pagare un euro di canone. Una partita tutta da giocare, quella degli alloggi popolari nelle manmi di soggetti legati ai clan, su cui si sta giocando la credibilità del governo centrale, alla luce della recente visita a Napoli del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Un fenomeno atavico, radicato nell’hinterland, ma anche nel cuore di Napoli.  

Inchiesta condotta dal capo del pool anticamorra, l’aggiunto Rosa Volpe, al lavoro i pm Giuliano Caputo e Lucio Giugliano, centinaia di persone identificate, molti i denunciati. Ci sono casi esemplari, come quello di Francesco Monfregolo, che riesede abusivamente nella stessa casa, nella stessa scala, nello stesso edificio. Da quando? Dal 1982. Abusivo da 40 anni, senza aver mai sborsato una lira\euro, senza aver mai provato a sanare la propria condizione, avrebbe provocato un danno da 30mila e passa euro per la sua condizione di abusivo.

Ma come si sta muovendo la Procura di Napoli nei confronti di un fenomeno tanto esteso? Sono diversi gli strumenti messi in campo. Restiamo al caso di Arzano e alle contromosse sfoderate dallo Stato negli ultimi giorni: si punta al blocco anagrafico, che consiste nel revocare la residenza formalmente detenuta dai rispettivi occupanti in altri comuni (in tanti risultano formalmente abitare a Melito), per far cadere il primo requisito per percepire il reddito di cittadinanza. Stop al vitalizio, viene meno anche il diritto al voto, dal momento che senza residenza non è possibile recarsi alle urne per i prossimi appuntamenti elettorali. Niente azioni di forza, si punta a falcidiare a monte quell’esercito di votanti che di volta in volta entrano nei seggi e condizionano lo svolgimento delle elezioni, a favore dei propri sponsor istituzionali. Un lavoro che è solo all’inizio, che potrebbe essere replicato in alcuni quartieri di Napoli e in altri contesti dell’area metropolitana.

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Ma non c’è solo la storia delle case occupate al centro del lavoro investigativo della Dda di Napoli. Si lavora anche sui recenti fatti di cronaca, a partire dagli incendi di alcuni locali commerciali registrati negli ultimi tempi. Ipotesi racket e riciclaggio. Una nota su tutte: nella spazzatura di una delle pizzerie incendiate di recente, è stato trovato uno scontrino fiscale con un conto cassa giornaliero di 50mila euro. Quante margherite e capricciose avranno venduto prima delle fiamme? Verifiche in corso, mentre il modello Arzano potrebbe essere replicato anche in altri contesti dell’area metropolitana. Si attendono interventi in via Egiziaca a Pizzofalcone, ma anche in altri quartieri napoletani dove il fenomeno è radicato da tempo. E dove arredamenti costosi fanno da contraltare alla condizione di povertà di chi percepisce il reddito di cittadinanza e occupa da tempo case popolari a dispetto dei legittimi assegnatari. 
 

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