Bimbo ucciso a Cardito, il patrigno: «Ho perso la testa». Accertamenti sulla madre

Martedì 29 Gennaio 2019 di Marco Di Caterino
Bimbo ucciso a Cardito, il patrigno: «Ho perso la testa». Accertamenti sulla madre

Una tragedia familiare dai contorni ancora da definire e un paese intero alle porte di Napoli - Cardito - che chiede rispetto e silenzio per il dolore per la morte di un bimbo di 7 anni e per il ferimento della sorellina di un anno più grande. Domani si terrà in carcere l'udienza di convalida del fermo di Tony Sessoubty Badre, 24 anni, indiziato di omicidio volontario e di tentato omicidio. 

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Il giovane è il compagno della mamma della vittima. E la Procura di Napoli Nord sta effettuando accertamenti anche sulla madre dei due bimbi, che agli inquirenti ha confermato le violenze commesse dal convivente, ma ha riferito di non averle denunciate, forse per paura. A 48 ore dalla morte del piccolo di 7 anni pestato dal patrigno - in carcere per omicidio volontario - Cardito (Napoli) appare scosso, quasi tramortito da un dramma inspiegabile. «Nella nostra comunità il silenzio è il grido più forte dei deboli» si legge su un bigliettino messo accanto ad un fascio di fiori che è stato lasciato dinanzi all'abitazione dove si è consumata la tragedia.

In segno di lutto, un giovane sacerdote, Fabio Ruggiero, che avrebbe dovuto fare il suo ingresso come parroco a Cardito ha deciso di rinviare la festa. C'è attesa intanto per l'interrogatorio che domani il 24enne Tony Sessoubty Badre (difeso dall'avvocato Michele Coronella del foro di Santa Maria Capua Vetere), che domenica pomeriggio ha ucciso il figlio della compagna ferendo gravemente la sorellina di 8 anni, renderà al Gip del Tribunale di Napoli Nord, che dovrà decidere se convalidare il fermo emesso nella notte tra domenica e lunedì. Tony Badre ha detto agli inquirenti che voleva bene al bimbo, ma di aver perso la testa dopo che il piccolo e la sorellina avevano rotto la sponda del letto; «avevamo fatto sacrifici per comprarlo», si è giustificato, ammettendo di aver colpito con pugni e calci i piccoli ma sostenendo di non aver usato una scopa, come invece emerso subito dopo il fatto.

Per la Procura della Repubblica diretta da Francesco Greco - Paola Izzo il sostituto competente all'indagine - il 25enne avrebbe invece rotto il manico della scopa trasformandola in una piccola arma, con cui si sarebbe poi accanito contro i bambini. Gli inquirenti si aspettano elementi rilevanti anche dalla testimonianza della sorellina della vittima, ricoverata all'ospedale Santobono, le cui condizioni, come riferito da Nicola Mansi, primario di otorinolaringoiatria, «sono in netto miglioramento». La piccola è stata ascoltata solo brevemente poco dopo il fatto, e in quella circostanza aveva riferito delle violenze che lei e il fratello avevano subito dal compagno della mamma. Ora si dovrà accertare se la causa del pestaggio è stata proprio la rottura della sponda del lettino appena comprato, come riferito dal 24enne presunto omicida. Un fatto che sarebbe avvenuto sabato sera, ben prima dunque dell'aggressione mortale consumatasi la domenica. Ma anche in questo caso si tratta di chiarire fino in fondo i tempi. ​

Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 07:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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