Muore nel sonno a 18 anni dopo l'operazione per l'appendicite: inchiesta per omicidio colposo

Venerdì 31 Gennaio 2020
Lisa Collazuol col papà Enrico in una bellissima immagine

Ieri, 30 gennaio, era il giorno del controllo post-intervento: alle 9 Lisa Collazuol, 18 anni, di Tignes, studentessa, ex giocatrice di rugby e poi allenatrice del mini rugby Alpago, in provincia di Belluno, doveva presentarsi all'ospedale San Martino di Belluno. Non ha fatto a tempo: è morta prima. È deceduta nel sonno nel suo letto, a casa in Alpago tra martedì e mercoledì, esattamente una settimana dopo l'intervento chirurgico con cui le era stata rimossa l'appendicite.

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Sarà l'autopsia che verrà eseguita oggi, alle 11.30, dal medico legale Antonello Cirnelli, a chiarire le cause della morte. Il dottor Cirnelli è stato incaricato dal sostituto procuratore Katjuscia D'Orlando di accertare eventuali colpe mediche. Il pm ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma al momento è contro ignoti. Le indagini sono state delegate alla polizia di Stato che ha acquisito copia conforme delle cartelle cliniche della giovane, all'ospedale San Martino.

L'OPERAZIONE
Lisa infatti si era sottoposta a un'appendicectomia per via laparoscopica nella Chirurgia del San Martino. Era mercoledì 22 gennaio e l'intervento era avvenuto in anestesia totale. Due giorni dopo, venerdì, è stata dimessa dall'ospedale di Belluno con le indicazioni di fare ogni giorno una puntura di anticoagulante, di eparina. Era la mamma a farle le iniezioni, ogni giorno. Lo ha fatto per 5 giorni e Lisa, che si sentiva bene, non vedeva l'ora di tornare a scuola, al liceo Scienze Umane di Vittorio Veneto. Ma mercoledì mattina non si è più svegliata. È stata la madre, Natasha Saviane, a trovarla. Con le indicazioni del 118 le ha praticato le manovre rianimatorie per 20 minuti.

IL DOLORE
«Le è scappata sotto le mani», dice tra le lacrime il papà Enrico, che è poi accorso al pronto soccorso di Belluno dove gli è stata data al terribile notizia della morte della figlia. «Da martedì non l'ho più vista - prosegue papà Enrico -, non posso andare nemmeno all'obitorio fino a dopo l'autopsia. Non ci sono parole per spiegare la sofferenza che stiamo provando». La famiglia si è affidata all'avvocato Erminio Mazzucco, vuole la verità. Ma affrontano tutto con grandissima dignità e rispetto per il lavoro di tutti. «Non voglio incolpare nessuno - dice il padre -, voglio solo sapere se c'è qualcosa, voglio mettermi il cuore in pace. Me l'hanno portata via così giovane. Se non c'è niente, almeno saprò che la sua candela era arrivata alla fine. Ma anche in questo difficile momento uso il cervello e ho non incolpo nessuno: in ogni caso so che quando si lavora, in qualsiasi lavoro, si può anche sbagliare». I SOGNI Vasco, lo sport, i bambini che tanto amava, la vita. Il mondo di Lisa si è spento in una notte e non potrà più andare a quel concerto a Firenze del Blasco quest'estate. C'era andata due anni fa la prima volta a Padova, sempre con papà Enrico e insieme avevano cantato la loro canzone preferita: Senza Parole. Si era tatuata quella data e quell'evento sul braccio. Ma ora Lisa si stava concentrando sulla scuola. «Martedì Lisa aveva studiato tutto il giorno - racconta il papà Enrico Collazuol - voleva farsi interrogare. Quest'anno aveva la maturità. Era piena di voglia di vivere e di sogni, voleva fare la maestra d'asilo e aveva già scelto l'Università: scienze della formazione a Portogruaro».

LA SCUOLA
Ieri mattina al suono della campanella la commozione nella classe di Lisa, la quinta scienze umane del liceo Flaminio di Vittorio Veneto dove studiava la 18enne, era indescrivibile. In prima fila il banco della giovane. Impossibile pensare che Lisa non metterà mai più piede in aula, che il suo sorriso non potrà essere più visto. La preside Emanuela Da Re ieri ha trascorso la prima ora con i ragazzi. «Sono tutti affranti, la disperazione è incontenibile testimonia la dirigente scolastica pure sconvolta dalla morte della 18enne . E questo anche perché molti ragazzi di questa classe hanno una confidenza con la morte perché diversi hanno perso un genitore». Tutti i ragazzi, ma anche i professori, ieri erano visibilmente provati. La giornata è stata molto dura per tutti. «Era come se Lisa fosse ancora presente, seduta sul suo banco in prima fila testimonia Da Re -. Era una ragazza solare, che rendeva viva la classe e che non passava inosservata». L'insegnante di psicologia, materia che viene studiata dai liceali, si è resa disponibile in caso di bisogno a dare il proprio supporto ai ragazzi. Olivia Bonetti Claudia Borsoi

Ultimo aggiornamento: 15:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA