Andria, litiga per una precedenza: ucciso davanti a moglie e figlio. Fermato un uomo: «Non sono stato io»

Lite per una precedenza, Giovanni muore a 28 anni ucciso a coltellate davanti la moglie: l'omicida è in fuga
di Simone Pierini
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Giovedì 12 Settembre 2019, 22:43 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 17:16

Una mancata precedenza a un incrocio, la lite davanti a decine di automobilisti. Una coltellata al petto. Un ragazzo di 28 anni di TraniGiovanni Di Vito, è morto ieri sera nel centro cittadino di Andria. Il fendente sarebbe stato inferto durante la violenta discussione nata intorno alle 19 in strada. Il giovane si è accasciato a terra sotto gli occhi della moglie che insieme ad alcuni passanti ha cercato di soccorrerlo. All'interno della vettura della vittima, una Chevrolet, anche il figlio di 5 anni della coppia.

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«Sono io ad aver litigato con la vittima per una mancata precedenza ad una rotatoria, ma non sono stato io ad averlo colpito a morte. Io non l'ho nemmeno toccato»: Celeste Troia, il falegname 50enne fermato con l'accusa di aver ucciso con un fendente al torace il 28enne Giovanni Di Vito, si è difeso così durante l'interrogatorio davanti al pm di Trani che ha firmato il decreto di fermo per omicidio volontario.

È accusato di aver accoltellato la vittima davanti alla moglie e al figlioletto di 5 anni, tutto per un banalissimo diverbio stradale. Il falegname aveva ancora la maglietta sporca di sangue e le labbra tumefatte quando, nella tarda serata di ieri, è stato fermato ad un posto di controllo dalla polizia. Era bordo della sua Mercedes quando i poliziotti gli hanno imposto l'alt, lo hanno inseguito per qualche centinaio di metri e lo hanno bloccato e ammanettato. Portato davanti al pm di Trani Alessio Marangelli, ha raccontato per tutta la notte, assistito dall'avv.Vincenzo Scianandrone, la sua versione dei fatti, alla quale il magistrato non ha creduto.

A carico del fermato ci sono i racconti di alcuni testimoni della lite (uno dei quali è diventato virale sulle chat di WhatsApp), le tracce di sangue trovate sulla maglietta (sequestrata), le immagini delle telecamere di videosorveglianza e il racconto della moglie della vittima, che però non è stata in grado di riconoscere l'uomo. Anche la Mercedes del presunto assassino è finita sotto sequestro, assieme agli oggetti che si trovano all'interno. Tra questi potrebbe nascondersi l'arma del delitto.

Forse non si tratta di un coltello ma di un arnese da punta e taglio. Sarà l'autopsia a fornire elementi utili per poter risalire all'arma e a confermare se il fendente ha reciso l'aorta del 28enne. Tutto è successo attorno alle 18.45 di giovedì alla rotatoria tra via Palmiro Togliatti e via Corato, alla periferia di Andria. Qui la Mercedes di Troia e la Chevrolet di Di Vito (sulla quale viaggiavano anche la moglie e il figlioletto della vittima) evitano una collisione per una mancata precedenza.

Tutti e due ritengono di aver ragione e ne discutono con foga dai finestrini. Poi le auto procedono e si fermano a poca distanza, in via Puccini. I due conducenti scendono dalle auto. Ne nasce un alterco, volano pugni e manate. All'improvviso Troia sale sull'auto e va via. Di Vito invece - racconta la moglie - torna verso l'auto con una mano sul petto sporca di sangue e le dice: «Sto male, portami in ospedale». La donna si mette alla guida della vettura e parte verso il 'Bonomò. Qui il marito morirà poco tempo dopo.

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