Mohamed Suleman, condannato per omicidio a Londra: chiede di scontare la pena nelle già sovraffollate carceri italiane

II delitto risale al 21 marzo del 2017. Abdifatah Sheikhey, 19 anni, era stato colpito al petto e allo stomaco mentre sedeva sul sedile del passeggero di una Mercedes nera ferma a Ilford, a est di Londra

L'ex calciatore Omar Sami (a sinistra) e Mohamed Suleman (a destra)
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Mercoledì 22 Marzo 2023, 23:09 - Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 14:31

Non bastavano i nostri detenuti a sovraccaricare le carceri. L'Inghilterra vuole estradare in Italia Mohamed Suleman, un ragazzo nato a Newham (nei sobborghi di Londra), che ha sempre vissuto lì, ma ha la cittadinanza italiana, perché alcuni suoi familiari vivono tra la provincia di Milano e quella di Caserta. Il 26enne è stato condannato a 30 anni per omicidio insieme a due amici: l'ex giovane giocatore del West Ham Sami Omar e Jordi Kibusi. All'epoca avevano 21 anni. II delitto risale al 21 marzo del 2017. Abdifatah Sheikhey, 19 anni, era stato colpito al petto e allo stomaco mentre sedeva sul sedile del passeggero di una Mercedes nera ferma a Ilford, a est di Londra. Nell'attacco pianificato, gli assassini hanno lasciato la loro Bmw in moto mentre, in 13 secondi, sparavano 7 colpi in rapida successione contro l'adolescente, quattro dei quali lo hanno colpito uccidendolo. Il movente del litigio sarebbe riconducibile a una lite (probabilmente per motivi di droga) tra la vittima e i suoi aguzzini, nata il giorno prima in un negozio di polli. I difensori di Suleman, tra cui l'avvocato Alexandro Maria Tirelli, hanno presentato richiesta di estradizione per farlo trasferire nelle carceri italiane. Ma il ragazzo non solo non è nato nel nostro Paese, ma non ci ha mai vissuto, e il delitto lo ha commesso in Inghilterra.

 

LE PROPOSTE DEL GOVERNO

Fra le iniziative promosse dal governo di Giorgia Meloni, per contribuire ad alleggerire il sovraffollamento carcerario nella Penisola, c'è la proposta di trasferire in Albania «per l'espiazione della pena» un numero significativo di detenuti albanesi condannati in Italia. Lo ha spiegato a Londra ieri il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riferendo di un faccia a faccia con il collega di Tirana, Usi Manya, avuto tra i vari bilaterali a margine della conferenza internazionale con circa 50 Paesi impegnati a sostenere le indagini della Corte penale internazionale (Cpi) sui crimini di guerra imputati alla Russia in Ucraina.


Nordio ha sottolineato di aver riscontrato, non senza una certa «sorpresa», ampia disponibilità di Manja e del governo albanese a «collaborare» con l'Italia per concordare questi rimpatri di detenuti.

Sulla base di intese - ha puntualizzato - che garantiscano «l'espiazione piena della pena nel Paese d'origine» e non una loro «liberazione» anticipata.

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