Baby Miss, boom di concorsi per bambini. L’altolà del Garante: no allo sfruttamento

Domenica 8 Dicembre 2019 di Veronica Cursi
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Modelle a sei anni, l’altolà del Garante: no allo sfruttamento. Boom di concorsi under 14

Pantaloncini fucsia attillati, rossetto rosso, ombelico di fuori. Janet, 4 anni, percorre la passerella ondeggiando. La mano su un fianco, fa una giravolta, poi si ferma e lancia baci al pubblico come una star. La mamma dice che il suo «è un dono» e che quello dei concorsi di bellezza è «un’opportunità», «si fanno tanti sacrifici per mandarla avanti, per assicurarle visibilità». Perché quella delle competizioni di bellezza per bambini, tanto diffusi negli Stati Uniti - al punto da ispirare nel 2006 il film “Little Miss Sunshine” - sono ormai una realtà anche da noi. 

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Gare spesso organizzate a livello locale, pubblicizzate anche sui social, fatte di eventi nei centri commerciali e nei locali di provincia, che promettono lavori nelle agenzie specializzate o sulle passerelle di moda. Le adesioni sono sempre più numerose, come i sogni e le aspirazioni di questi genitori. In Francia nel 2013 è stata approvata una legge che mette al bando questo concorsi e in Italia qualche tempo fa venne lanciata una petizione sul web per fermare questo “mercato dei bambini”. Una situazione sui cui ora anche l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza pone l’accento: «È necessario ricordare che esiste la Convenzione Onu sui diritti dei minori - spiega il Garante Filomena Albano- E che i bambini vanno protetti da ogni forma di sfruttamento che possa essere pregiudizievole per il loro benessere. L’ordinamento italiano offre dei rimedi: la valutazione sulla condotta dei genitori o di chi esercita la responsabilità è infatti affidata all’autorità giudiziaria, che può intervenire laddove ci siano delle violazioni dei diritti dei bambini». 

Sofia, Erica, Rubina. Sono loro l’esercito di reginette in miniatura: vanno dagli 1 ai 14 anni a seconda della categoria (baby, junior, teenager). Alcune non sanno ancora leggere o scrivere ma sfilano come delle professioniste ricoperte di tulle e strass, in abiti da Lolita spesso cuciti a casa da nonne e zie orgogliose che applaudono in platea. Perché queste gare - per molti genitori - sono un investimento sul futuro. Partecipare non costa molto (la quota va dai 10 ai 50 euro) ma il budget da considerare è un altro: trasferte, corsi di portamento, book fotografici, eppoi vestiti, trucco e parrucchiere: tutto “fatto in casa”. «Arrivo anche a spendere 1000 euro», confessa una mamma. 

E il mercato dei social scorre parallelo. «Ballerina e fotomodella, 4 anni, seguimi»: è la scritta che compare sul profilo Instagram di questa piccola miss, due titoli in carica, 265 seguaci, ancora troppo pochi per una carriera da baby influencer. Ma ci si può lavorare. Sulla sua pagina scorrono foto e video delle sue performance, selfie in pelliccia, sfilate in mini abiti da sposa. È la mamma a gestire la sua pagina social. Crystel, 6 anni, bambolina bionda, ci tiene a far sapere che è pazza «di mascara e illuminante per il viso». Di anni ne ha qualcuno in più e anche di follower: 365. Ha vinto diverse fasce ed è testimonial di alcuni marchi abbigliamento per bimbi. Anche nel suo profilo pubblico scatti professionali, pose ammiccanti in pantaloncini di pelle. 

Baby Miss Spettacolo, baby Top Model, Miss Principessa. Vengono giudicate per look, portamento, presenza scenica: «Meglio farle cominciare con concorsi più piccoli - spiega l’organizzatrice di una di queste competizioni - Così abbiamo più tempo per insegnargli come devono entrare e uscire, essere preparate per i concorsi veri». «Tania si diverte moltissimo, devo sostenerla», ripete una mamma soddisfatta. «Oggi il lavoro più difficile in questo campo è proprio arginare certe madri - spiega Francesca Ambrosetti, titolare dell’agenzia di modelle Zoe Factory - Arrivano cariche di aspettative ed è difficile spiegargli che certe foto in mutande e reggiseno a 11 anni non si possono fare, certe pose provocanti sono da evitare. Ci sono bimbette trascinate qua e là per fare casting, le senti dire mangia questo, non mangiare quello: a una certa età questo deve rimanere un gioco, non un lavoro».

E i rischi psicologici non vanno sottovalutati: «Un bimbo che cresce con l’idea che l’immagine sia tutto penserà sempre al corpo come a un valore essenziale - spiega Giovanni Martinotti, professore di Psichiatria all’università D’annunzio di Chieti - Il culto dell’estetica porta, tra gli altri, a disturbi del comportamento alimentare comuni sia nei maschi che nelle femmine. Molti genitori pensano di realizzare i propri sogni attraverso i bambini riversando su di loro desideri frustrati. Ma il risultato è che un domani molti di questi piccoli cresceranno altrettanto insoddisfatti». 
 

Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 09:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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