Willy Monteiro, cosa è la MMA: «Si può colpire chi è a terra. In mano a un kamikaze diventa un'autobomba»

Enrico Luciolli
di Valeria Arnaldi
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Martedì 8 Settembre 2020, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 19:06

MMA, acronimo di Mixed Martial Arts, ossia Arti Marziali Miste. Questa la disciplina praticata dai due fratelli arrestati per la morte di Willy Monteiro Duarte a Colleferro. Per comprendere di cosa si tratta, abbiamo raggiunto Enrico Luciolli, esperto di arti marziali con 26 anni di percorso e carriera, nonché creatore di InWarrior, sistema di combattimento per la Difesa Personale.

Cosa si intende quando si dice MMA?
«Si tratta di uno sport di combattimento nato in epoca recente. Sono confluiti al suo interno specialisti di diverse arti marziali per confrontarsi su un terreno più ampio. In passato, le tecniche erano estremamente miste, poi si sono standardizzate, sostanzialmente perché alcune cose funzionano meglio di altre. Sono presenti combattimento in piedi e lotta a terra».
 

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È più “violenta” di altre arti marziali?
«La definizione “arti marziali” è ampia. Include stili tradizionali, sport da combattimento, difesa personale. Ognuno di questi sistemi ha le sue regole. Gli sport di combattimento non sono accompagnati da un approccio filosofico. Ciò non significa che l’insegnamento non debba includere certi valori. Un buon maestro non dice soltanto “devi picchiare”. E questo è fondamentale specie quando si esce dalla palestra: sono sport che permettono di sviluppare il corpo ma possono anche portare a fare grandi danni. Tutti abbiamo una dose di aggressività, bisogna imparare a incanalarla. Non è lo strumento di per sé a essere pericoloso, è l’uso che se ne fa. Quando un maestro sbagliato e un allievo sbagliato si incontrano è come mettere un’auto in mano a un terrorista. Nel caso di Colleferro, secodo me, quelle persone erano violente a prescindere dalla MMA. C’è una colpa ulteriore di chi ha insegnato loro le capacità senza i valori. Una buona palestra insegna sempre anche il rispetto».

Fare MMA ormai è una moda?
«La disciplina sta vivendo una grandissima popolarità, da qualche tempo è sulla cresta dell’onda. Dal punto di vista mediatico, in America le Arti Marziali Miste sono quelle più diffuse. Nel mondo anglosassone, fare MMA è spesso un trampolino di lancio: alcuni diventano testimonial in pubblicità o ottengono ruoli in film. Perlopiù piace agli uomini, ma non mancano campionesse, anche nel nostro Paese».
 

Come è percepita dall’esterno tale disciplina rispetto alle altre?
«Ci si allena a combattere davvero in un contesto di regole ridotte: è percepita più “forte” di altre discipline. Deve essere insegnata da un buon istruttore. È un attimo farsi prendere la mano...».

Ben insegnata, può aiutare nella gestione dell’aggressività?
«Sì, conosco maestri di pugilato o arti marziali che insegnano in zone molto problematiche e usano la loro attività per “raddrizzare” i ragazzi. Il problema sono i cattivi maestri. C’è chi, pur di avere una quota di iscrizione in più, accetta anche persone che invece non dovrebbero essere ammesse. Voglio dire, se si chiede il porto d’armi, vengono fatte adeguate verifiche prima di rilasciarlo. Io stesso, nel corso della mia esperienza, ho allontanato persone che avevano l’approccio scorretto. Queste attività non si possono insegnare solo per guadagnare. Si devono avere dei valori compatibili con la società e si deve essere in grado di trasmetterli».

Un maestro dovrebbe essere in grado di capire intenzioni e pericolosità dei suoi allievi?
«Sì, dovrebbe vederlo subito e, se anche così non fosse, dovrebbe comprenderlo poi nel corso degli allenamenti. Poi, magari, può capitare che uno sia molto a bravo a dissimulare, ma la mia esperienza mi dice che stando con gli allievi, trascorrendo il tempo con loro, le problematiche si vedono». 

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