Milano, uccise l'ex collega con 49 colpi di pistola: condannato a 16 anni

Martedì 9 Ottobre 2018
Era convinto che un ex collega di lavoro avesse provocato il suo licenziamento, quindi, per vendicarsi, lo aveva ucciso con 49 colpi di pistola. La Corte d'Assise d'appello di Milano ha confermato la condanna con rito abbreviato - quindi con lo sconto di un terzo sulla pena - a 16 anni di reclusione per Diego Soffientini, 46 anni. L'8 ottobre del 2014 uccise Enrico Marzola in un capannone alla periferia di Pavia. La sentenza è stata emessa oggi nel processo di secondo grado "bis": la Cassazione aveva annullato con rinvio la prima condanna. La Suprema Corte, infatti, aveva chiesto ai nuovi giudici d'appello di rivalutare l'aggravante della premeditazione riconosciuta in primo e secondo grado, motivandola meglio. Oggi la Corte ha confermato la condanna con l'aggravante, come richiesto dal sostituto procuratore generale Maria Vulpio.

In primo grado, il pm di Pavia aveva chiesto per Soffientini, assistito dal legale Gaetano Pecorella, una condanna a 30 anni di carcere. Una richiesta condivisa anche dai familiari della vittima che si erano costituiti parti civili, con l'avvocato Guido Torti, e che hanno sempre ritenuto la pena di 16 anni troppo bassa e «non adeguata alla gravità dei fatti». Soffientini, stando alle indagini della polizia, avrebbe ucciso Marzola perché era convinto che la vittima avesse impedito la sua riassunzione nell'impresa di onoranze funebri per la quale lavoravano entrambi e da cui lui era stato licenziato.
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