Milano-Cortina, Cio in missione: «Sulla legge olimpica no a pressioni, meglio fatta bene che in fretta»

Mercoledì 11 Dicembre 2019
Milano-Cortina, Cio in missione: «Sulla legge olimpica no a pressioni, meglio fatta bene che in fretta»
MILANO L’organizzazione di Milano-Cortina 2026 è ufficialmente partita. Dopo il seminario internazionale di due giorni conclusosi oggi, il Cio sarà nuovamente in Italia a marzo e poi a settembre, la prima verifica significativa a meno di sei anni dai Giochi invernali. «Il più grande errore che si possa fare è non considerare i nostri compiti già da domani mattina. Abbiamo il vantaggio di non dover fare troppe cose, siamo in una posizione di rendita e non vorrei che sprecassimo con le tipiche cose che sfortunatamente caratterizzano l’Italia e finire così per rincorrere il timing dell’evento. Le nostre Olimpiadi cominciano da ieri», afferma il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

IL NODO LEGISLATIVO
La soddisfazione manifestata dal Cio, spiega, è un ottimo inizio, «Christophe Dubi, che è il direttore del Giochi, ha riferito pubblicamente e privatamente che questi due giorni sono andati bene: i panel, la mission. Poi non credo sarà sempre così, ma fa parte della realtà». Dopo la creazione della Fondazione e la nomina del ceo Vincenzo Novari, il prossimo passo cruciale sarà la legge olimpica. A Losanna, mette in guardia Malagò, seguono con attenzione l’iter per l’approvazione della normativa cornice dell’organizzazione dei Giochi. Difficilmente arriverà entro fine 2019 come era previsto, andrebbe bene anche a gennaio ma è opportuno evitare ulteriori ritardi. «Non stiamo facendo pressione. Meglio una legge buona, che consenta di non avere problemi in futuro, piuttosto che una fatta in fretta», rileva la finlandese Sari Essayah, a capo della commissione di coordinamento dei Giochi, ex marciatrice che conosce bene i tempi della politica visto che è stata eletta nel parlamento del suo Paese e in quello europeo. L’unica urgenza indicata per ora dal Cio è la pianificazione della legacy, ossia come gestire l’eredità infrastrutturale e non solo della manifestazione: bisogna iniziare a pensarci da subito, anche prima di realizzare le opere.

SAN SIRO
«La risposta del ministro Vincenzo Spadafora mi ha soddisfatto, adesso vediamo, carta canta e siamo qua ad aspettare di avere conferme formali delle buone intenzioni del governo», dice il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Che aggiunge: «Come ha detto ieri Novari, adesso il tema è stare uniti. Poi gli suggerisco di pensare al consenso fra le comunità, che aiuta. Però in questo momento siamo tutti qua, serve che il governo sia totalmente convinto dell’operazione nei fatti, perché nella forma e nelle parole c’è senz’altro. Adesso vogliamo vedere i fatti, la legge olimpica è il primo passaggio». Servirà tempo, invece, per capire dove si svolgerà la cerimonia di apertura. «La sede ufficiale è San Siro e spero che San Siro sarà ancora lì nel 2026», taglia corto il sindaco. Facendo fischiare le orecchie a Inter e Milan che accanto allo storico stadio vorrebbero costruirne uno nuovo.
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